Ardere et Lucere

9 Agosto 2017 Nessun commento

E anche quest’anno la vacanza è finita. Una settimana, non molto, ma finché il Signore me lo permette, e’ un bel dono per fare ciò per cui ho poco tempo, ma soprattutto una cosa: contemplare la Chiesa. Mi sto accorgendo infatti che se gli esercizi spirituali sono la settimana in cui ho più tempo per stare alla presenza del Signore, con queste mie vacanze basate sull’andare a trovare amici preti sparsi in giro per Il mondo, oltre a riposarmi perché si “cambia aria” in tutti I sensi – e perché ho più tempo per pregare, per leggere e quant’altro – questo vivere “allargato” la Chiesa, mi aiuta ad amarla di più, a gustare degli aspetti che nella quotidianità si perdono.
Quest’anno la base della mia vacanza e’ stata il monastero dei Cistercensi di Irving, in Texas (www.cistercian.org), in cui abita il mio amico Father Joseph che da un po’ di tempo mi invitava … Oltre a fare un po’ la sua vita, abbiamo anche visitato insieme: la “bancaria” Dallas, dove e’ stato ucciso JFK e dove e’ cresciuto Bush jr; la “industriale” Fort Worth, con la sua riserva “cowboy” Stockyard e dove si producono la metà dei dollari in circolazione; la “turistica” San Antonio con la sue Missioni spagnole e la “montagna incantata” lì a pochi passi; e poi visite e incontri con i tanti amici di padre Jospeh sparsi qua e là.
 

Non nascondo che il poggiare il mio piede per la prima volta negli States mi incuriosiva non poco ed in effetti la vita degli americani, o almeno quella di questo angolo di Texas (“A lone star …”) e’ veramente un altro mondo rispetto al nostro, a riguardo delle cose quotidiane: non cercare dei marciapiedi perché ci sono solo a tratti, se non hai una carta di credito sei fregato, aria condizionata ovunque, se usi l’auto occhio che hanno solo due pedali perché loro hanno il cambio automatico (consiglio: non usare il piede sinistro, perché è abituato alla frizione!), chiese di ogni denominazione nei posti più impensati, gente di ogni colore e razza, popolazione praticamente raddoppiata in dieci anni, ghiaccio a iosa in ogni bevanda, dispensatori di igienizzante per le mani ovunque ecc.
Se però non ti fermi sulla superficie, scopri (come a me e’ successo) gente molto semplice, come da noi, anche se non nascondo che alcune differenze mi sono saltate agli occhi (le elenco a caso) … La prima e’ che nel loro proiettarsi al futuro loro sono molto attaccati alla loro storia “recente” e questo ha secondo me molto da insegnare a noi che avendo più  storia alle spalle quasi la disdegniamo, la diamo per scontata. La seconda e’ che loro sono anzitutto “americani” e poi tutto il resto, mentre noi siamo anzitutto del “nostro campanile” e poi tutto il resto: non c’e’ meglio o peggio, sono due modi diversi di pensare. La terza e’ che loro sono molto “informali” per un verso (ad es. ci si saluta spesso, ognuno gira vestito a modo suo ecc.) e più “formali” per altri (ad es. l’avere il “vestito giusto al momento giusto” e ‘sto sorriso stampato in bocca un po’ rompe in effetti …). La quarta è che a me sono parsi come dei “bonaccioni” con immense possibilità e ciò è una cosa bella, ma anche pericolosa (per se stessi e per il prossimo).
 

Tutto questo si riverbera anche sul loro modo di vivere il mistero della Chiesa, queste relazioni nuove nate dall’incontro con Gesù e a me ha fatto bene viverle da un punto di vista, certo particolare, che e’ quello di un monastero con tanti giovani (io alzavo l’età media!) ed a servizio dei giovani (università e scuola media-superiore), che mi è sembrata una bella riattualizzazione di ciò che erano i primi monasteri benedettini inglesi (e poi tedeschi) che hanno evangelizzato l’Europa settentrionale. Soprattutto questa seconda parte e’ stata la vera sorpresa, il bel regalo che mi porto dietro, quell’aspetto della Chiesa che noi “gente di parrocchia” così poco conosciamo.
E allora via! Si riparte un po’ più riposati, con il cuore più grande e con tanta voglia di “Ardere et Lucere” (come recita il motto dei cistercensi qui ad Irving) con e nella Chiesa Biellese: ‘namooooooooooo.

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#chiediagaciodon 4 – Rapporto diocesi e arci-diocesi

28 Luglio 2017 Nessun commento

Lorenzo che in vacanza è passato da Tours, ha scoperto che esistono le arcidiocesi (anche se ne aveva di più vicine, come Vercelli, Torino, Milano ad esempio) e mi scrive chiedendomi:
«Un dubbio ci attanaglia. Le diocesi sono subordinate tutte, nessuna o in parte ad un Arcidiocesi?»
La risposta secca è: che io sappia attualmente nella Chiesa Latina (dopo il Concilio Vaticano II) nessuna.
Argomentando la risposta bisogna capire cosa sono anzitutto le arcidiocesi nello sviluppo della Chiesa Latina (cioè quella Cattolica “Occidentale”) … sono le prime diocesi di una zona, quelle “sorgive”, “native” (archè appunto) dalle quali sono poi sorte le altre. Ad es. Vercelli in Piemonte è stata la prima e quando è nata non era Arcidiocesi, quando però da Vercelli sono nate altre diocesi (Casale, Biella, ecc.) ecco che ella ha ricevuto questo titolo. Nel processo di espansione della chiesa latina e cercando di mantenere la struttura gerarchica ecco che il “ruolo” degli arcivescovi come “aiutanti del papa” è subito divenuto importante e ancora oggi quando uno diventa titolare di una sede arcivescovile, riceve da lui il palio il 29 giugno.
Segno un po’ vuoto di significato, perché con il Concilio Vaticano II sono nate le Conferenze Episcopali nelle quali viene nominato un “presidente” che ha un po’ il ruolo che aveva una volta un arcivescovo, ma che non è più legato ad una sede, bensì alla nomina dei suoi confratelli avvallata dal papa (la cui modalità varia a seconda della conferenza episcopale).
Tutto questo come ti ho detto vale per la Chiesa Latina, mentre per le Chiese Orientali (intendo quelle in comunione con Roma), il discorso è diverso perché loro hanno mantenuto più o meno la primazia di una sede, ma tieni conto che lì c’è anche il ruolo del patriarca, che è una “via di mezzo” tra il papa e l’arcivescovo, più vicina al papa che all’arcivescovo.
Comunque si strutturi l’organizzazione gerarchica, si spera comunque che la “subordinazione” non sia tanto del più “piccolo” rispetto al più “grande”, perché Gesù aveva severamente ammonito da questo comportamento (cf Mt 20,24-28) e l’arcivescovo Martino di Tours è stato un fulgido esempio di come più si “sale” e più bisogna crescere in “paternità”-“responsabilità” verso i propri confratelli.
Ciaoooooooooooo

Germogli

19 Luglio 2017 Nessun commento

Scrivo tra due domeniche … la XV contraddistinta dalla parabola del seminatore e la XVI da quella della zizzania. Due brani a cui sono sempre stato affezionato, ma che sto vivendo in maniera incredibile in questo periodo estivo così incredibilmente intenso.
«Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli», così abbiamo pregato domenica ed è la preghiera di questo mio periodo … In quest’estate mi sto prendendo infatti cura in parrocchia di ciò che io definisco “germogli” e cioè di attività (“campeggio sulla Parola” degli adulti, “campeggio di lavoro” dei ragazzi, esperienza torinese per i giovani) a cui aderiscono poche persone perché sono momenti che sanno troppo di Dio, di Vangelo, ma già due su tre sono state uno spettacolo, momenti di gioia intensa che mettono in circolo idee, riflessioni, sogni … Signore, aiutami anche nel futuro a prestare sempre più attenzione ai germogli, perché è il luogo in cui si sperimenta meglio la tua benedizione!
… aiutami però a farlo soprattutto in mezzo al caos!!! Questa cura dei germogli è stata infatti vissuta all’interno della vita quotidiana parrocchiale, che in questo periodo è fortemente “animata” dall’oratorio estivo, nel quale ho voluto che gli adulti avessero un ruolo determinante, perché se famiglia deve essere, senza adulti che famiglia è?!?! E pure qualche anziano sono riuscito a tirare dentro! Avere gli adulti vuol dire però avere un bel po’ di seminatori di zizzania (eccoci a domenica prossima) che fanno sempre più rumore dei tanti che crescono tranquilli, ma anche ‘sti “zizzanieri” sono figli di Dio ed è quanto mai importante educare anche i “buoni” a non pensarsi un elitè, ma a sopportare pazientemente le persone moleste, aiutare i “forti” a scoprire il dolce dovere di sopportare i “deboli”, come dice il buon Paolo (cf Rm 15,1). E questo lavoro a chi tocca?!? Indovina indovinello?!?! E di questo un po’ ne sento il peso, ma poi mi ricordo anzitutto che il campo è del Signore e che il mio primo ruolo è portare tutto a Lui, anzitutto nella preghiera, e poi che certo la famiglia è sempre più in “stato di crisi”, ma è “per sempre” e dunque anche un oratorio così impostato certamente è più “dialettico”, ma proprio per questo più reale, più vero, più esperienza “quotidiana” illuminabile con la luce della Parola e della fraternità reale, più luogo in cui ci sono tanti germogli nascosti da zizzania, rovi, sassi ecc. ma ci sono e fanno ben sperare. Certo i germogli sono deboli, una gelata può ammazzarli, ma è proprio qui che sta la forza evangelica di questa impostazione.
E allora via! Avanti con gli ultimi 7 giorni di “nuoto nella zizzania”, con l’occhio però puntato a scovare i germogli che tu o Signore stai facendo nascere (molto spesso tra le rocce o sull’asfalto) e con la dolce responsabilità di prendersi cura del terreno in cui questi germogli crescono e quindi facendo attenzione anzitutto al proprio cuore che li vede. E poi dal 29 finalmente … vacanzaaaaaaaaaa!!!!

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Vieni Santo Spirito …

4 Giugno 2017 Nessun commento

Sono juventino, lo ammetto, e ieri sera mi ha fatto pensare questa mia appartenenza (un po’ all’acqua di rose a dire il vero, perché a me più che veder giocare a calcio piace giocarlo).
Il pensiero è complesso, perciò se vai avanti ti prego di non fermarti dopo tre righe, perché è un po’ come i miei film preferiti: i gialli intricatissimi la cui soluzione alla fine è quella che meno ti aspetti!
Ho pensato ai tanti cristiani juventini (ma più in generale calciofili …) che ieri sera hanno preferito la partita alla veglia di Pentecoste (per non parlare di Diocesi dove si è anticipata la veglia …) e ho pensato dentro di me: «Spero solo che non abbiano mai tuonato contro Halloween». Cosa c’entra?!?! C’entra eccome …
Il sottoscritto è della scuola di pensiero per cui il campo di battaglia dei cristiani da almeno 6 secoli sia come viviamo le passioni. Fino al ’68 (teniamo questa data come spartiacque fittizio) anche se non si affrontava seriamente la questione si salvavano le apparenze, ma non la sostanza, dal ’68 in poi le apparenze sono saltate e siamo ancora qui a capire come armonizzare l’Amore di Dio con i vari amori della nostra vita, armonizzazione che già è complicata a livello individuale, se poi ci si ricorda del proprio essere personale e quindi dell’essere parte di una comunità cristiana e di una comunità sociale (e chissà quante altri “gruppi di appartenenza”) allora il caos aumenta, soprattutto quando bisogna armonizzare i riti delle varie comunità. Ed ecco che arriviamo al paragone Cardiff/Halloween …
Cos’è Halloween? La celebrazione popolare (a trazione femminile) di una delle passioni più forti della nostra vita … la paura della morte.
Cos’è stato Cardiff? La celebrazione popolare di una delle passioni (maschili) più vecchie della nostra vita … il gioco. Spero ti ricordi che per tener buono il popolo gli imperatori di ogni epoca cercano di far avere ai maschi “panem et circenses”.
Diciamocelo … entrambe sono più sentite dagli adulti che dai bambini … loro vengono dietro a ruota.
Potrei elencare anche altre celebrazioni popolari (anche se ce n’è un botto e spesso legate a varie fasce d’età, tipo il mito dei compleanni, quello dei viaggi di coppia, quello dei ponti ecc.), ma  ‘sto su queste due a mo’ d’esempio …
Io non ho mai moralizzato su chi faceva Halloween e tanto meno moralizzo su chi è andato a vedere la partita piuttosto che andare alla veglia di Pentecoste, anche perché molto probabilmente la maggior parte di quelli che erano alla veglia di Pentecoste semplicemente non avevano la passione calciofila e quindi non erano lì perché hanno “combattuto” (ne ho contati 3/4 che conoscevo, magari ce n’erano di più, ma non so quanti), ma semplicemente perché non sentivano la battaglia.
Ecco è questo che mi chiedo … li sentiamo gli strappi? Li sentiamo gli urti tra le varie passioni? E tra l’amore di Dio e i tanti amori della nostra vita? Poi ognuno scelga in coscienza, ma tanto su Halloween che su Cardiff ciò che a me preme è se si coglie la posta in gioco e se la si coglie come ci si muove sia come individuo che come persona.
In questa settimana ho più volte meditato su come la preghiera della sequenza di Pentecoste (https://it.wikipedia.org/wiki/Veni_Sancte_Spiritus) sia la preghiera di chi cerca di seguire Gesù sulla strada dell’Amore di Dio e del prossimo che urta contro molteplici elementi della nostra vita, se uno ci prova davvero. E allora quando ”sentirai la battaglia” pregala, pregala bene; e quando sentirai la battaglia e vedrai gli altri che non se ne accorgono, piuttosto che inveire o stracciarti le vesti pregala, pregala bene, pensando alle mille battaglie che non vedi, semplicemente perché le tue passioni sono diverse da quegli degli altri.
Vieni, Santo Spirito …

On a mission from GOD

3 Maggio 2017 Nessun commento

E finalmente ci siamo … in piena missione popolare giovanile diocesana (http://pgbiella.net/mpgd17-fase-3/), piccolo segno nel cammino di rinnovamento missionario del nostro agire con/per i giovani!
Segno pregato/preparato dal 2014 circa: gestazione lunga e travagliata, come ogni parto eheheh!
Nonostante il ritmo intenso mi sto ritagliando momenti in cui godere/metabolizzare lo spettacolo che stiamo vivendo in questa settimana … e poi oggi è la festa degli apostoli Filippo e Giacomo, vuoi mica non trovare venti minuti proprio oggi?!?!
Che dire … avevo già vissuto una missione popolare parrocchiale nel 2015 a san Paolo, ma questa è diversa per più motivi … quella era parrocchiale e con/per famiglie e giovani, questa è diocesana e con/per i giovani. Io sto vivendo di più la fase “cittadina” di questa missione: quella che abbiamo chiamato “una settimana da Dio”. Proprio a partire dall’esperienza sanpaolina i giovani hanno infatti fatto notare che quell’esperienza fu bella, sì, ma troppo “verbale” e così è nata l’idea di una settimana in cui vivere/proporre degli incontri con Gesù non basati solo sul “verbale”, ma anche sull’esperienziale e il Giubileo della misericordia ci ha aiutato in tutto ciò.
Che dire?! Penso che la festa liturgica di oggi sia proprio l’ideale per commentare questa settimana non ancora finita, ma che oramai “comunque vada sarà un successo” come diceva il buon Chiambretti.
Le missioni popolari “classiche” (come quella sanpaolina del 2015) sono infatti momenti forti, intensi … ma poi viene difficile metabolizzarli, far sì che cambino l’ordinario della vita di tutti i giorni: sono luci, ma difficilmente sale-lievito, un po’ come i campeggi e altre esperienze spirituali intense.
La missione popolare “anomala” che stiamo vivendo in città è invece qualcosa di più mischiato con la vita di tutti i giorni, quasi impercettibile ad un occhio esterno, ma proprio per questo mi pare che abbia più capacità di poter trasformare l’ordinario: è più lievito-sale appunto, se quelle classiche sono roba per gli scattisti, questa è più roba da fondisti!
Ci vogliono entrambe mi pare, quelle classiche che mi paiono ben simbolizzate dagli apostoli “maggiori”  e quelle più particolari/ordinarie che mi paiono ben simbolizzate dagli apostoli “minori”, come Filippo e Giacomo appunto … e proprio questa versione “anomala”/”nostrana” è qualcosa che non avevo ancora sentito e che spero/penso possa aiutare la nostra chiesa biellese ad essere sempre più “in uscita” in maniera “ordinaria”, quotidiana.
E poi sarà quel che Tu o Dio vorrai … io per il momento Ti ringrazio non tanto perché vedo conversioni o perché i demoni si sottomettono a noi, ma perché ho fatto ancora una volta esperienza che solo quando si sta per strada con Te e per Te si capisce meglio come i nostri “nomi sono scritti nei cieli” (Lc 10,20)

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Se siete risorti con Cristo …

16 Aprile 2017 Nessun commento

«Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.» (Colossesi 3,1-2)
Questo pezzo di san Paolo, che oggi ho ascoltato e meditato, spiega bene il mio primo triduo sanbiagino … E’ stata una quaresima intensa, bella, di gran lavoro e così ho voluto vivermi bene questo triduo, a fondo, ma stasera ero praticamente sfatto! E poi mi son fermato un attimo davanti al tabernacolo e mi ripetevo dentro questa frase …
Potrebbe sembrare alienazione dalla realtà, invece è esattamente il contrario, perché se vogliamo vivere appieno ogni momento, esso va vissuto nell’orizzonte giusto e un orizzonte senza il cielo non è tale! Inoltre l’amicizia con Gesù è ciò che da senso alla vita, ma se non lo cerchiamo dove è ora, dialoghiamo con un fantoccio … e dove è ora?! In cielo appunto, cioè in Dio.
E così stando lì davanti al tabernacolo, pensavo ai prossimi tre mesi così pieni di novità (pellegrinaggio dei ragazzi ad Assisi, missione popolare, oratorio estivo ecc.) per le quali ho molto lavorato e il rischio forte è quello di “rivolgere troppo il pensiero” ad esse e non viverle più da pellegrino. Penso che questo triduo sia stato per me una vera iniziazione a vivere le novità, alla luce della novità per eccellenza che è la Pasqua di Gesù … o almeno prego che sia così!
E tanto che ci sono lo chiedo anche per te che leggi: che tu possa risorgere sempre più con Cristo, che grazie alla sua Pasqua tu possa vivere ogni momento cercando Dio, perché solo così ogni momento sarà vissuto in pienezza.

Digiuna che ti fa bene!!!

3 Marzo 2017 Nessun commento

In questo periodo sto facendo frequentemente una riflessione che condivido con te.
Il pensiero è un po’ contorto, perché è pre-embrionale, ma il succo del discorso è: nell’educazione (anche di se stessi) niente come il digiuno ci fa bene, ci fa crescere!
Mi pare infatti che a coloro che ci sono affidati diamo veramente troppo, sia nelle case, che nelle scuole, che nelle squadre, che nelle chiese ecc. sia in termini “materiali” che “umano-spirituali” e questo non vale solo per i bambini-ragazzi-giovani affidatici, ma anche per le persone adulte e anziane “affidateci” e quindi vedi i posti di lavoro, la vita di coppia, i nostri genitori ecc. Tanto che quando si deve rivedere come “prendersi cura” di queste persone giochiamo sempre al rialzo …
Questo vale poi anche con quello “altro” particolare che ci è stato affidato e che siamo noi stessi: siccome pretendiamo tanto da noi stessi, pretendiamo anche tanto per noi stessi. E non sappiamo più vivere i periodi “grigi”, ma andiamo continuamente in cerca di“bianchi” o “neri”, gioie o dolori, o di “colori” vari che ci tengano sempre sotto stimolo, ci facciano sempre sentire sul pezzo.
Penso proprio che un po’ di digiuno (anche alimentare, ma non solo) farebbe bene a tutti … me compreso.
Riabituiamoci e riabituiamo coloro che ci sono affidati un po’ alla noia, non perché sia bella in sé, ma da vivere appunto come “digiuno”, come attesa, come stimolo alla ricerca, perché se io mi guardo un po’ addosso vedo che tra i momenti che più mi hanno aiutato a crescere (e che mi aiutano tutt’ora), ci sono quelli in cui ho “fame-di-qualcosa-di-più”, in cui quell’incontro o quell’esperienza non mi hanno pienamente soddisfatto e così mi hanno lasciato la sete … Siamo sete di Dio ed è pazzesco, ma ciò ce lo ricordiamo solo quando sappiamo abitare la nostra sete esistenziale, quando cioè ci rendiamo conto che le cose-esperienze-persone non ci bastano e invece di continuare a cercare o fabbricarci “cisterne di crepe che non trattengono l’acqua” di cui parla Geremia (2,13), ci indirizziamo (ed aiutiamo ad indirizzarsi) a Dio, non perché facendo ciò siamo dissetati, ma perché solo facendo ciò sapremo vivere bene la nostra sete-fame chiamandola per ciò che è e vedendo che ciò ci portare a camminare di più con il prossimo che Dio ci ha messo accanto (tutti compresi e non solo chi ci piace) non tanto per dissetarci-sfamarci, ma per camminare con noi verso di Lui. E – miracolo dei miracoli – il “cibo” non mancherà mai e neanche “l’acqua”.
Buona quaresima allora, buon cammino nel deserto con Gesù, buona riscoperta del digiunare.

“Abita la terra e vivi con fede” (Sal 37,3)

23 Gennaio 2017 Nessun commento

Il leit-motiv del periodo è proprio questo: abitare.

Ci si mette pure il vangelo della domenica passata che esordiva dicendo <<Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao>> (Mt 4,12) E io casco come un pero … sì lo sapevo che Gesù aveva casa a Cafarnao, ma non mi aveva toccato mai più di tanto, invece ora sì, visto che sto sperimentando più che mai l’abitare e visto che Cafarnao significa caos, città da cui l’ebreo medio scappava perché era una delle città principali della “Galilea delle genti”, luogo privilegiato del “popolo che abitava nelle tenebre”, bronx diremmo noi oggi, Sodoma o Gomorra direbbe l’uomo di cultura biblica. E Gesù va ad abitare proprio lì, va a prendere casa lì: spettacolo!

In questi mesi di dicembre e gennaio ho più che mai abitato, certo più in casa che fuori, ma non per scelta, semplicemente perché dovevo e abitando ho proprio notato la difficoltà che senti sulla pelle di essere accogliente, aperto, perché quando uno ti chiede la casa che abiti, anche se non è tua, ti entra dentro: ma proprio questo accogliere è un gesto semplice e che fa più luce di tanto altro nostro fare. Grazie dunque Signore che mi hai iniziato all’abitare da pastore e cioè da uno che nel suo abitare deve più che altro essere segno per gli altri perché c’è “abitare ed abitare” e ora sì che sono pronto a iniziare il progetto della casa e vedremo cosa viene fuori.

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Quasi-installati

9 Novembre 2016 Nessun commento

Sono passati quasi due mesi dal mio ingresso in parrocchia e solo ora sono più o meno riuscito ad “installarmi”. L’ambientamento con la gente e con la storia che il Signore sta facendo con essa è iniziato infatti da subito, ma l’installazione è una cosa diversa, è il prendere dimora, l’abitare uno spazio e forse solo oggi l’ho quasi terminato.
“Oggi” perché ieri sono finalmente riuscito a sistemare tutto il materiale che avevo con me e oggi ho fatto le varie rifiniture.
“Oggi” perché solo oggi sono riuscito a prendermi un giorno libero, un giorno “no-parrocchia” e può sembrar paradossale, ma in questi primi anni di vita parrocchiale vedo che riesco a permettermi queste giornate (e a non riempirle di altre cose) solo quando “abito-vivo” veramente un posto e non sono da esso alienato o posseduto.
Il “più o meno” e il “quasi” di questa installazione sono invece legati ad altri due aspetti …
Il primo è che penso che non ci si debba mai installare troppo “precisamente”, perché bisogna stare larghi nei vestiti che si indossano e la casa è il primo di questi, se poi uno è discepolo di Gesù che non aveva posto “dove posare il capo” (Mt 8,20) ciò è quanto mai essenziale.
Il secondo è che la casa parrocchiale di san Biagio è tutta da sistemare (in maniera anche decisa) e io ho tenacemente scelto che rimanesse tale per il momento, perché ho imparato che solo abitando il presente così com’è, si può costruire il futuro in maniera armonica, sintonizzandosi sullo “spiritus loci” e far sì che le case di domani siano espressione di un abitare comune e lo aiutino.
E provvidenza vuole che oggi sia la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense e come insegnava il mio professore di storia ogni “ecclesia” è tale solo se accanto c’è una “domus”. Se l’installazione nella “ecclesia” (sia come edificio, ma ancor più come comunità) è stata praticamente immediata, ora è quasi-avvenuta anche quella nella “domus” e così da domani continua questa avventura con uno step in più … e la strada si apre, passo dopo passo!

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Vestiti (s-vestiti) e onorificenze

16 Settembre 2016 Nessun commento

«Il vestito infatti si può ben riferire alle onorificenze in quanto serve a coprire la nudità. In effetti ogni uomo è misero; e cos’è colui che vi sta a capo se non ciò che siete voi? È rivestito di carne, è mortale; mangia, dorme, si alza; è nato e dovrà morire. Se dunque tu consideri ciò che egli è in se stesso, vedi che è un semplice uomo; se gli tributassi un onore esagerato in certo qual modo ne nasconderesti la miseria» (Agostino, Discorso 46 “I pastori”).
Mi sono sempre interrogato sul fascino della divisa, sulla gente che ha bisogno dei riconoscimenti pubblici ecc. ed ecco qui Agostino: che uomo!!! I vestiti (o i non vestiti …) e le onorificenze (e il legame tra di essi) servono per “mostrare” qualcosa, ma se ricercate sono un modo per mascherare le proprie ferite e non a caso più si cresce più aumenta la ricerca di queste cose, perché aumentano le ferite e con esse la voglia di nasconderle da un lato e di essere guardati/visti … peccato che sia come mettere una pezza su una ferita che fa pus e lo farà sempre di più: alla fin fine solo l’amore di Dio è il degno vestito per le nostre ferite, perché non le copre, ma le cura.
Agostino parla ai pastori, ma spostando l’attenzione sul perché la gente ci tenga tanto a rivestire di onori qualcuno (vedi i vari messianismi) mi pare che anche ciò sia un mascherare le proprie ferite o forse uno sperare che almeno lui/lei possa guarirle, ma anche questo è errato perché solo Dio può guarire, gli altri al massimo ci possono aiutare in questo aprirci alla grazia di Dio e se certo vanno ringraziati, il troppo stroppia sempre e chi troppo loda alla fine imbroda.
E quanto mi fa bene ricordare tutto ciò ora che sono diventato parroco di san Biagio e vedo muoversi intorno a me tante attese che si esprimono nei modi più disparati e per aiutarmi il Signore mi ha fatto quattro grazie …
La prima, poter leggere proprio in questi giorni questo discorso di sant’Agostino.
La seconda, la scelta fatta di avere una settimana di adorazione eucaristica come primo passo: fermarsi ad adorare lui e tornarci il più spesso possibile aiuta in maniera splendida e plastica a fare memoria continua di tutto ciò.
La terza, una settimana liturgica di tutto “rispetto”: nome di Maria, Crisostomo, Esaltazione della Santa Croce, Addolorata e domani San Cipriano (uno dei miei patroni) … insomma benedizione somma.
La quarta, proprio l’altro ieri ho scoperto la canzone di Debora Vezzani I.N.R.I. – Io Non Ritorno Indietro (la trovi su youtube)  … un spettacolo che traduce in musica come solo il rivestirsi di tale Amore sia l’unica strada “ha senso solo così perdonando/rischiando fino in fondo” l’augurio che faccio a me e a te.

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