Vieni Santo Spirito …

4 Giugno 2017 Nessun commento

Sono juventino, lo ammetto, e ieri sera mi ha fatto pensare questa mia appartenenza (un po’ all’acqua di rose a dire il vero, perché a me più che veder giocare a calcio piace giocarlo).
Il pensiero è complesso, perciò se vai avanti ti prego di non fermarti dopo tre righe, perché è un po’ come i miei film preferiti: i gialli intricatissimi la cui soluzione alla fine è quella che meno ti aspetti!
Ho pensato ai tanti cristiani juventini (ma più in generale calciofili …) che ieri sera hanno preferito la partita alla veglia di Pentecoste (per non parlare di Diocesi dove si è anticipata la veglia …) e ho pensato dentro di me: «Spero solo che non abbiano mai tuonato contro Halloween». Cosa c’entra?!?! C’entra eccome …
Il sottoscritto è della scuola di pensiero per cui il campo di battaglia dei cristiani da almeno 6 secoli sia come viviamo le passioni. Fino al ’68 (teniamo questa data come spartiacque fittizio) anche se non si affrontava seriamente la questione si salvavano le apparenze, ma non la sostanza, dal ’68 in poi le apparenze sono saltate e siamo ancora qui a capire come armonizzare l’Amore di Dio con i vari amori della nostra vita, armonizzazione che già è complicata a livello individuale, se poi ci si ricorda del proprio essere personale e quindi dell’essere parte di una comunità cristiana e di una comunità sociale (e chissà quante altri “gruppi di appartenenza”) allora il caos aumenta, soprattutto quando bisogna armonizzare i riti delle varie comunità. Ed ecco che arriviamo al paragone Cardiff/Halloween …
Cos’è Halloween? La celebrazione popolare (a trazione femminile) di una delle passioni più forti della nostra vita … la paura della morte.
Cos’è stato Cardiff? La celebrazione popolare di una delle passioni (maschili) più vecchie della nostra vita … il gioco. Spero ti ricordi che per tener buono il popolo gli imperatori di ogni epoca cercano di far avere ai maschi “panem et circenses”.
Diciamocelo … entrambe sono più sentite dagli adulti che dai bambini … loro vengono dietro a ruota.
Potrei elencare anche altre celebrazioni popolari (anche se ce n’è un botto e spesso legate a varie fasce d’età, tipo il mito dei compleanni, quello dei viaggi di coppia, quello dei ponti ecc.), ma  ‘sto su queste due a mo’ d’esempio …
Io non ho mai moralizzato su chi faceva Halloween e tanto meno moralizzo su chi è andato a vedere la partita piuttosto che andare alla veglia di Pentecoste, anche perché molto probabilmente la maggior parte di quelli che erano alla veglia di Pentecoste semplicemente non avevano la passione calciofila e quindi non erano lì perché hanno “combattuto” (ne ho contati 3/4 che conoscevo, magari ce n’erano di più, ma non so quanti), ma semplicemente perché non sentivano la battaglia.
Ecco è questo che mi chiedo … li sentiamo gli strappi? Li sentiamo gli urti tra le varie passioni? E tra l’amore di Dio e i tanti amori della nostra vita? Poi ognuno scelga in coscienza, ma tanto su Halloween che su Cardiff ciò che a me preme è se si coglie la posta in gioco e se la si coglie come ci si muove sia come individuo che come persona.
In questa settimana ho più volte meditato su come la preghiera della sequenza di Pentecoste (https://it.wikipedia.org/wiki/Veni_Sancte_Spiritus) sia la preghiera di chi cerca di seguire Gesù sulla strada dell’Amore di Dio e del prossimo che urta contro molteplici elementi della nostra vita, se uno ci prova davvero. E allora quando ”sentirai la battaglia” pregala, pregala bene; e quando sentirai la battaglia e vedrai gli altri che non se ne accorgono, piuttosto che inveire o stracciarti le vesti pregala, pregala bene, pensando alle mille battaglie che non vedi, semplicemente perché le tue passioni sono diverse da quegli degli altri.
Vieni, Santo Spirito …

On a mission from GOD

3 Maggio 2017 Nessun commento

E finalmente ci siamo … in piena missione popolare giovanile diocesana (http://pgbiella.net/mpgd17-fase-3/), piccolo segno nel cammino di rinnovamento missionario del nostro agire con/per i giovani!
Segno pregato/preparato dal 2014 circa: gestazione lunga e travagliata, come ogni parto eheheh!
Nonostante il ritmo intenso mi sto ritagliando momenti in cui godere/metabolizzare lo spettacolo che stiamo vivendo in questa settimana … e poi oggi è la festa degli apostoli Filippo e Giacomo, vuoi mica non trovare venti minuti proprio oggi?!?!
Che dire … avevo già vissuto una missione popolare parrocchiale nel 2015 a san Paolo, ma questa è diversa per più motivi … quella era parrocchiale e con/per famiglie e giovani, questa è diocesana e con/per i giovani. Io sto vivendo di più la fase “cittadina” di questa missione: quella che abbiamo chiamato “una settimana da Dio”. Proprio a partire dall’esperienza sanpaolina i giovani hanno infatti fatto notare che quell’esperienza fu bella, sì, ma troppo “verbale” e così è nata l’idea di una settimana in cui vivere/proporre degli incontri con Gesù non basati solo sul “verbale”, ma anche sull’esperienziale e il Giubileo della misericordia ci ha aiutato in tutto ciò.
Che dire?! Penso che la festa liturgica di oggi sia proprio l’ideale per commentare questa settimana non ancora finita, ma che oramai “comunque vada sarà un successo” come diceva il buon Chiambretti.
Le missioni popolari “classiche” (come quella sanpaolina del 2015) sono infatti momenti forti, intensi … ma poi viene difficile metabolizzarli, far sì che cambino l’ordinario della vita di tutti i giorni: sono luci, ma difficilmente sale-lievito, un po’ come i campeggi e altre esperienze spirituali intense.
La missione popolare “anomala” che stiamo vivendo in città è invece qualcosa di più mischiato con la vita di tutti i giorni, quasi impercettibile ad un occhio esterno, ma proprio per questo mi pare che abbia più capacità di poter trasformare l’ordinario: è più lievito-sale appunto, se quelle classiche sono roba per gli scattisti, questa è più roba da fondisti!
Ci vogliono entrambe mi pare, quelle classiche che mi paiono ben simbolizzate dagli apostoli “maggiori”  e quelle più particolari/ordinarie che mi paiono ben simbolizzate dagli apostoli “minori”, come Filippo e Giacomo appunto … e proprio questa versione “anomala”/”nostrana” è qualcosa che non avevo ancora sentito e che spero/penso possa aiutare la nostra chiesa biellese ad essere sempre più “in uscita” in maniera “ordinaria”, quotidiana.
E poi sarà quel che Tu o Dio vorrai … io per il momento Ti ringrazio non tanto perché vedo conversioni o perché i demoni si sottomettono a noi, ma perché ho fatto ancora una volta esperienza che solo quando si sta per strada con Te e per Te si capisce meglio come i nostri “nomi sono scritti nei cieli” (Lc 10,20)

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Se siete risorti con Cristo …

16 Aprile 2017 Nessun commento

«Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.» (Colossesi 3,1-2)
Questo pezzo di san Paolo, che oggi ho ascoltato e meditato, spiega bene il mio primo triduo sanbiagino … E’ stata una quaresima intensa, bella, di gran lavoro e così ho voluto vivermi bene questo triduo, a fondo, ma stasera ero praticamente sfatto! E poi mi son fermato un attimo davanti al tabernacolo e mi ripetevo dentro questa frase …
Potrebbe sembrare alienazione dalla realtà, invece è esattamente il contrario, perché se vogliamo vivere appieno ogni momento, esso va vissuto nell’orizzonte giusto e un orizzonte senza il cielo non è tale! Inoltre l’amicizia con Gesù è ciò che da senso alla vita, ma se non lo cerchiamo dove è ora, dialoghiamo con un fantoccio … e dove è ora?! In cielo appunto, cioè in Dio.
E così stando lì davanti al tabernacolo, pensavo ai prossimi tre mesi così pieni di novità (pellegrinaggio dei ragazzi ad Assisi, missione popolare, oratorio estivo ecc.) per le quali ho molto lavorato e il rischio forte è quello di “rivolgere troppo il pensiero” ad esse e non viverle più da pellegrino. Penso che questo triduo sia stato per me una vera iniziazione a vivere le novità, alla luce della novità per eccellenza che è la Pasqua di Gesù … o almeno prego che sia così!
E tanto che ci sono lo chiedo anche per te che leggi: che tu possa risorgere sempre più con Cristo, che grazie alla sua Pasqua tu possa vivere ogni momento cercando Dio, perché solo così ogni momento sarà vissuto in pienezza.

Digiuna che ti fa bene!!!

3 Marzo 2017 Nessun commento

In questo periodo sto facendo frequentemente una riflessione che condivido con te.
Il pensiero è un po’ contorto, perché è pre-embrionale, ma il succo del discorso è: nell’educazione (anche di se stessi) niente come il digiuno ci fa bene, ci fa crescere!
Mi pare infatti che a coloro che ci sono affidati diamo veramente troppo, sia nelle case, che nelle scuole, che nelle squadre, che nelle chiese ecc. sia in termini “materiali” che “umano-spirituali” e questo non vale solo per i bambini-ragazzi-giovani affidatici, ma anche per le persone adulte e anziane “affidateci” e quindi vedi i posti di lavoro, la vita di coppia, i nostri genitori ecc. Tanto che quando si deve rivedere come “prendersi cura” di queste persone giochiamo sempre al rialzo …
Questo vale poi anche con quello “altro” particolare che ci è stato affidato e che siamo noi stessi: siccome pretendiamo tanto da noi stessi, pretendiamo anche tanto per noi stessi. E non sappiamo più vivere i periodi “grigi”, ma andiamo continuamente in cerca di“bianchi” o “neri”, gioie o dolori, o di “colori” vari che ci tengano sempre sotto stimolo, ci facciano sempre sentire sul pezzo.
Penso proprio che un po’ di digiuno (anche alimentare, ma non solo) farebbe bene a tutti … me compreso.
Riabituiamoci e riabituiamo coloro che ci sono affidati un po’ alla noia, non perché sia bella in sé, ma da vivere appunto come “digiuno”, come attesa, come stimolo alla ricerca, perché se io mi guardo un po’ addosso vedo che tra i momenti che più mi hanno aiutato a crescere (e che mi aiutano tutt’ora), ci sono quelli in cui ho “fame-di-qualcosa-di-più”, in cui quell’incontro o quell’esperienza non mi hanno pienamente soddisfatto e così mi hanno lasciato la sete … Siamo sete di Dio ed è pazzesco, ma ciò ce lo ricordiamo solo quando sappiamo abitare la nostra sete esistenziale, quando cioè ci rendiamo conto che le cose-esperienze-persone non ci bastano e invece di continuare a cercare o fabbricarci “cisterne di crepe che non trattengono l’acqua” di cui parla Geremia (2,13), ci indirizziamo (ed aiutiamo ad indirizzarsi) a Dio, non perché facendo ciò siamo dissetati, ma perché solo facendo ciò sapremo vivere bene la nostra sete-fame chiamandola per ciò che è e vedendo che ciò ci portare a camminare di più con il prossimo che Dio ci ha messo accanto (tutti compresi e non solo chi ci piace) non tanto per dissetarci-sfamarci, ma per camminare con noi verso di Lui. E – miracolo dei miracoli – il “cibo” non mancherà mai e neanche “l’acqua”.
Buona quaresima allora, buon cammino nel deserto con Gesù, buona riscoperta del digiunare.

“Abita la terra e vivi con fede” (Sal 37,3)

23 Gennaio 2017 Nessun commento

Il leit-motiv del periodo è proprio questo: abitare.

Ci si mette pure il vangelo della domenica passata che esordiva dicendo <<Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao>> (Mt 4,12) E io casco come un pero … sì lo sapevo che Gesù aveva casa a Cafarnao, ma non mi aveva toccato mai più di tanto, invece ora sì, visto che sto sperimentando più che mai l’abitare e visto che Cafarnao significa caos, città da cui l’ebreo medio scappava perché era una delle città principali della “Galilea delle genti”, luogo privilegiato del “popolo che abitava nelle tenebre”, bronx diremmo noi oggi, Sodoma o Gomorra direbbe l’uomo di cultura biblica. E Gesù va ad abitare proprio lì, va a prendere casa lì: spettacolo!

In questi mesi di dicembre e gennaio ho più che mai abitato, certo più in casa che fuori, ma non per scelta, semplicemente perché dovevo e abitando ho proprio notato la difficoltà che senti sulla pelle di essere accogliente, aperto, perché quando uno ti chiede la casa che abiti, anche se non è tua, ti entra dentro: ma proprio questo accogliere è un gesto semplice e che fa più luce di tanto altro nostro fare. Grazie dunque Signore che mi hai iniziato all’abitare da pastore e cioè da uno che nel suo abitare deve più che altro essere segno per gli altri perché c’è “abitare ed abitare” e ora sì che sono pronto a iniziare il progetto della casa e vedremo cosa viene fuori.

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Quasi-installati

9 Novembre 2016 Nessun commento

Sono passati quasi due mesi dal mio ingresso in parrocchia e solo ora sono più o meno riuscito ad “installarmi”. L’ambientamento con la gente e con la storia che il Signore sta facendo con essa è iniziato infatti da subito, ma l’installazione è una cosa diversa, è il prendere dimora, l’abitare uno spazio e forse solo oggi l’ho quasi terminato.
“Oggi” perché ieri sono finalmente riuscito a sistemare tutto il materiale che avevo con me e oggi ho fatto le varie rifiniture.
“Oggi” perché solo oggi sono riuscito a prendermi un giorno libero, un giorno “no-parrocchia” e può sembrar paradossale, ma in questi primi anni di vita parrocchiale vedo che riesco a permettermi queste giornate (e a non riempirle di altre cose) solo quando “abito-vivo” veramente un posto e non sono da esso alienato o posseduto.
Il “più o meno” e il “quasi” di questa installazione sono invece legati ad altri due aspetti …
Il primo è che penso che non ci si debba mai installare troppo “precisamente”, perché bisogna stare larghi nei vestiti che si indossano e la casa è il primo di questi, se poi uno è discepolo di Gesù che non aveva posto “dove posare il capo” (Mt 8,20) ciò è quanto mai essenziale.
Il secondo è che la casa parrocchiale di san Biagio è tutta da sistemare (in maniera anche decisa) e io ho tenacemente scelto che rimanesse tale per il momento, perché ho imparato che solo abitando il presente così com’è, si può costruire il futuro in maniera armonica, sintonizzandosi sullo “spiritus loci” e far sì che le case di domani siano espressione di un abitare comune e lo aiutino.
E provvidenza vuole che oggi sia la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense e come insegnava il mio professore di storia ogni “ecclesia” è tale solo se accanto c’è una “domus”. Se l’installazione nella “ecclesia” (sia come edificio, ma ancor più come comunità) è stata praticamente immediata, ora è quasi-avvenuta anche quella nella “domus” e così da domani continua questa avventura con uno step in più … e la strada si apre, passo dopo passo!

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Vestiti (s-vestiti) e onorificenze

16 Settembre 2016 Nessun commento

«Il vestito infatti si può ben riferire alle onorificenze in quanto serve a coprire la nudità. In effetti ogni uomo è misero; e cos’è colui che vi sta a capo se non ciò che siete voi? È rivestito di carne, è mortale; mangia, dorme, si alza; è nato e dovrà morire. Se dunque tu consideri ciò che egli è in se stesso, vedi che è un semplice uomo; se gli tributassi un onore esagerato in certo qual modo ne nasconderesti la miseria» (Agostino, Discorso 46 “I pastori”).
Mi sono sempre interrogato sul fascino della divisa, sulla gente che ha bisogno dei riconoscimenti pubblici ecc. ed ecco qui Agostino: che uomo!!! I vestiti (o i non vestiti …) e le onorificenze (e il legame tra di essi) servono per “mostrare” qualcosa, ma se ricercate sono un modo per mascherare le proprie ferite e non a caso più si cresce più aumenta la ricerca di queste cose, perché aumentano le ferite e con esse la voglia di nasconderle da un lato e di essere guardati/visti … peccato che sia come mettere una pezza su una ferita che fa pus e lo farà sempre di più: alla fin fine solo l’amore di Dio è il degno vestito per le nostre ferite, perché non le copre, ma le cura.
Agostino parla ai pastori, ma spostando l’attenzione sul perché la gente ci tenga tanto a rivestire di onori qualcuno (vedi i vari messianismi) mi pare che anche ciò sia un mascherare le proprie ferite o forse uno sperare che almeno lui/lei possa guarirle, ma anche questo è errato perché solo Dio può guarire, gli altri al massimo ci possono aiutare in questo aprirci alla grazia di Dio e se certo vanno ringraziati, il troppo stroppia sempre e chi troppo loda alla fine imbroda.
E quanto mi fa bene ricordare tutto ciò ora che sono diventato parroco di san Biagio e vedo muoversi intorno a me tante attese che si esprimono nei modi più disparati e per aiutarmi il Signore mi ha fatto quattro grazie …
La prima, poter leggere proprio in questi giorni questo discorso di sant’Agostino.
La seconda, la scelta fatta di avere una settimana di adorazione eucaristica come primo passo: fermarsi ad adorare lui e tornarci il più spesso possibile aiuta in maniera splendida e plastica a fare memoria continua di tutto ciò.
La terza, una settimana liturgica di tutto “rispetto”: nome di Maria, Crisostomo, Esaltazione della Santa Croce, Addolorata e domani San Cipriano (uno dei miei patroni) … insomma benedizione somma.
La quarta, proprio l’altro ieri ho scoperto la canzone di Debora Vezzani I.N.R.I. – Io Non Ritorno Indietro (la trovi su youtube)  … un spettacolo che traduce in musica come solo il rivestirsi di tale Amore sia l’unica strada “ha senso solo così perdonando/rischiando fino in fondo” l’augurio che faccio a me e a te.

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Pellegrini = Misericordiati

2 Agosto 2016 Nessun commento

Quando penso alla mia vita penso sempre ad un pellegrinaggio … sarà perché sono cresciuto nella parrocchia dedicata alla N.S d’Oropa al Villaggio Lamarmora (il cui ritrovo annuale è il pellegrinaggio ad Oropa a piedi della prima domenica di marzo), ma tant’è!
E così quando mi imbarco in un pellegrinaggio sono molto esigente, perché so che ha a che fare con la mia vita e se il Signore mi dà l’opportunità di viverne uno è perché attraverso di esso vuole dirmi qualcosa. Non sopporto dunque i pellegrinaggi dove non si fatica, dove non senti la strada e il sudore sulla tua pelle, non sopporto i pellegrinaggi in cui non si sperimenta la fantastica gratuità dell’accoglienza, insomma non sopporto i viaggi di turismo travestiti da pellegrinaggi: non è solo la meta “religiosa” che fa di un viaggio un pellegrinaggio, ma una meta che condiziona lo stile del viaggio.
La GMG appena vissuta è stato il primo pellegrinaggio che ho preparato con altri e per altri … o meglio, un piccolo antipasto l’ho vissuto nel giubileo dei ragazzi di quest’anno (23-25 aprile), ma il “pasto” vero e proprio è stata questo momento. La meta, Cracovia – “capitale della Divina Misericordia” – doveva ritmare i passi di preparazione al pellegrinaggio … e così è stato. Come però potesse ritmare i passi di un pellegrinaggio, beh era decisamente più difficile da comprendere come fare. E ora, guardandomi indietro, non so come, ma è successo che proprio la Misericordia abbia scandito il tempo di questi 14 giorni e il bello è che non è che lo si è deciso a tavolino, semplicemente è accaduto.
E’ accaduto anzitutto il trovarsi a tavolino tra responsabili delle varie parrocchie a pensare insieme questo pellegrinaggio (perché questo è la GMG), a dividersi la responsabilità delle varie parti …
E’ accaduto che si sia stati “misericordiati” e cioè oggetti di misericordia e soprattutto di un’opera di misericordia: accogliere i pellegrini. Che bello essere accolti a Pilsen, come pellegrini verso Cracovia. Che bello essere accolti a Rybnyk da don Marek e don Krzystof (anche se poi purtroppo solo un bus si è potuto fermare), ma soprattutto a Kopiec da don Gregorio&co. Che bello essere accolti a Kobylany/Wieckowice, nelle famiglie e più in generale e gradualmente da tutti e due i paesi: lo sperimentare l’accoglienza ti accorda in maniera incredibile sul cuore di Dio.
E’ accaduto (e l’avevo già sperimentato appunto a Roma) di scoprire che i giovani amano i pellegrinaggi, quelli veri. Non te lo diranno mai, ma quando li metti in situazione e la vivi con loro, sono loro che ti guidano, sono loro che danno leggerezza a passi altrimenti eccessivamente pesanti.
E’ accaduto che a Pilsen si sia detto messa in un “memoriale della misericordia”, il “Giardino della memoria” eretto da un tale sopravvissuto a nazismo e comunismo e che ha voluto questo luogo come luogo in cui vivere una memoria riconciliata.
E’ accaduto di incontrare (sempre a Pilsen), mentre si era in visita a posti vari, gente come fra Reginaldo (monastero di Tepla) e don Vladimir (mentre eravamo al monastero dei trappisti) a cui non daresti un soldo e che se per grazia impari a cambiare sguardo, scopri che sono dei pozzi d’amore di Dio.
E’ accaduto che ad Auschwitz, di fronte alla incredibile intransigenza della polizia polacca, si siano aperte strade incredibili (per la prima volta ho vissuto un corteo scortato dalla polizia!!!).
E’ accaduto che a Czestochowa, in pellegrinaggio verso Jasna Gora, ti scopri quasi a piangere perché vedi 237 persone (al 95% giovani) che recitano il rosario come un popolo in cammino e che mentre lo fanno sono segni di speranza al loro passaggio e lo vedi dai saluti della gente, dai barboni che si tolgono il cappello in segno di rispetto, dalle ave maria bisbigliate dai passanti ecc.
E’ accaduto che durante la liturgia penitenziale nel parco Jordana i giovani abbiano ricevuto una lettera che in molti casi li ha sconvolti, ha toccato le viscere … misericordia appunto!
E’ accaduto che si sia passato un giorno intero facendo memoria dei “giganti della misericordia” e cioè in coda tra i santuari Giovanni Paolo II e santuario della Divina Misericordia (dedicato a suor Faustina), ma stranamente tutto questo è stato fonte di gioia.
E’ accaduto che siano passati il vescovo di san Miniato e il vescovo di Matera ad animare le catechesi e come ciò abbia incredibilmente aiutato i giovani a sentirsi amati personalmente da Dio.
E’ accaduto che per andare a Campus Misericordiae si sia dovuto camminare circa 20 km (quando ci era stato detto 11!!) e nel farlo si sia dovuto portarsi due ragazze sulle carrozzine … ma anche qui, tutto ciò è stato esperienza del limite e come nel limite si sperimentino forze incredibili, anzitutto quella della solidarietà, che non solo non tarpa le ali della libertà (come vorrebbe una certa pubblicità individualista), ma che anzi la esalta e la porta a compimento.
E’ accaduto che mentre stai per tornare ai bus ti prendi un’autentica bomba d’acqua … ma tu devi star lì, sotto l’acqua, perché le “pecore” si sono disperse, e allora le vai a cercare o aspetti che tornino.
E’ accaduto che in  tutti questi giorni le differenze di parrocchie o di nazionalità non siano cadute, ma semplicemente si siano (spesso) trasformate da muri in ponti, da strumenti di divisione in sorgenti di comunione e intanto vedi gli occhi della gente stanchi, ma felici, brillanti come perle preziose!
E chissà quante altre cose sono accadute, ma che non ho visto o che non ho tempo di condividere … ora però questa misericordia va restituita con i passi visti alla moviola a Pilsen … nella tua misericordia: Ascoltaci Signore!

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Limbooooo

18 Giugno 2016 Nessun commento

Mi ha sempre fatto riflettere il tema del “limbo”. Se infatti la commissione teologica internazionale ha finalmente chiarito nel 2007 che non esiste alcun limbo tra cielo e terra (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20070419_un-baptised-infants_it.html) viene da chiedersi come mai allora questa idea abbia così tanto influenzato il pensiero di tante generazioni … Di sicuro è stata una “scappatoia”  a delle impasse teologiche, per cercar di salvare capre e cavoli, ma ciò che più mi interessa qui è proprio il concetto di limbo, di luogo/situazione cioè a metà strada tra due luoghi/situazioni chiari e “conosciuti” (in questo caso cielo e terra), una sorta di non-luogo ante-litteram, ma che è un non-luogo fine a se stesso, che non sbocca in alcunché.
Adesso che ci penso e guardando al significato di limbo (http://www.treccani.it/vocabolario/limbo/) noto le somiglianze di questo tema con quello del limite e della liminalità e quindi anche con il grande tema dei riti d’iniziazione (se ti interessa approfondire vai a guardare nel mio sito http://web.tiscali.it/dongacio/ e nella sezione teologia -> gregoriana al terzo semestre il corso di Mazza) e così il limbo appare sempre più come una situazione/luogo iniziatica in cui vivere momenti che stanno alla fine di un percorso e all’inizio di un altro e mi pare impressionante l’analogia con il tema del “bosco”, che per molte culture (senza dimenticare le favole) è sacro/”eterno” e proprio per questo in esso si svolgono i riti iniziatici.  
Ciò che attrae dunque del limbo mi pare che sia questo senso di eternità attribuito al “vuoto” (altro tema caro al pensiero …) o ad un luogo che di per se dovrebbe essere di passaggio, ma che in fondo finisce per essere fine a se stesso.
Ogni tanto penso che se il limbo è stato tolto come concetto teologico lo stiamo vivendo sempre più a livello esistenziale/sociologico, soprattutto in questo periodo storico di forte cambiamento sociale che rischia di diventare una sorta di mega limbo temporale e in cui molti non prendono decisioni e vivono così esistenze-limbiche e in cui abbiamo sempre più bisogno di situazioni-limbo che sono le uniche in cui “stiamo bene” perché entrano in  risonanza con il momento attuale in cui siamo tutti immersi.
Per quanto io abbia sempre aborrito a livello di pensiero queste situazioni limbo (cioè il non scegliere, il vivere l’eterna adolescenza) scopro che in effetti ogni tanto casco anch’io nel tranello e rischio di cristallizzare situazioni di per sé transitorie. L’ultima in ordine è quella che vivo da due anni a questa parte … nel febbraio 2014 il vescovo mi mise infatti sul chi-va-là perché da un momento all’altro avrebbe potuto spostarmi in un’altra parrocchia e questo per un mese ha avuto l’effetto di un vero e proprio rito iniziatico che ha portato effetti positivi fino al lunedì 30 maggio 2016, perché mi ha tenuto in cammino, mi ha reso nuovamente pellegrino in mezzo alle tante cose in cui mi ero un po’ seduto. Ma da questo fatidico lunedì qualcosa è cambiato … perchè?! In quel giorno il vescovo mi ha comunicato che diverrò parroco di una parrocchia di Biella (San Biagio), notizia che è divenuta pubblica il venerdì successivo 3 giugno. Ecco quindi che il materializzarsi dell’altra sponda alla quale attraccherò solo l’11 settembre (non male come data eh?!?!) e il rendere così socialmente tangibile questa situazione di “mezza via”, ha avuto in me l’effetto di gettarmi in un vero e proprio periodo iniziatico che a volte rischio di assolutizzare, di “limbizzare”.
Aiutaci Signore a non sederci, aiutaci a non limbizzare i tanti periodi di passaggio, ad attraversarli come momenti per educare la nostra carne, per metterla sempre più “on the road”, e fa che una volta attraccati alle “altre rive” continuiamo a non sederci, non smettiamo di camminare e far camminare, unica situazione esistenziale che ci permette di stare con te che essendo la Verità e la Vita ti sei fatto Via. Santa Maria del Cammino prega per noi.

chiediagaciodon 4 – 300, epica e Gesù

19 Maggio 2016 Nessun commento

Simone mi scrive (dove ci sono i puntini ho tagliato, perché riguardava cose personali):
Ciao Gacio, Come ben sai, il film “300” di Zack Snyder tratto dal fumetto di Frank miller, è una delle mie produzioni cinematografiche preferite. […] vorrei fare un parallelo con un’ altra vicenda storico-religiosa.
Concentriamoci un attimo sul cuore di questo film, tralasciando le inesattezze storiche. E’ morto un Re, una persona si è sacrificata per salvare il suo popolo e per difendere un ideale in cui credeva. 513 anni dopo è morto in croce Gesù, per salvare il popolo della terra; quando è morto era proprio come Leonida: una persona che voleva difendere un ideale, che era la patria per Leonida e l’Amore per Gesù (sintetizzando in modo approssimativo).
Nel film c’è un altro momento cruciale che mi fa pensare ad una somiglianza tra Gesù e Leonida: quando il re persiano Serse, tenta il re spartano offrendogli potere e ricchezza in cambio della libertà della sua terra e del suo popolo, proprio come Satana ha tentato Gesù nel deserto offrendogli di comandare insieme il mondo, in cambio della libertà di tutti gli uomini.
Poi vi sono gli efori che hanno paura di Leonida e del suo coraggio, proprio come i sacerdoti ebrei che hanno paura che Gesù possa sovvertire l’ordine religioso precostituito; sia gli efori, che i sacerdoti ebrei lasciano soli questi due eroi, condannandoli a morte certa.
Infine vi è la figura del traditore: Efialte tradisce Leonida in cambio di piacere e ricchezza proprio come Giuda, che tradisce Gesù per delle monete d’argento; due figure storiche emblema di coraggio, onore, forza e amore vengono apparentemente uccise da uno dei più grandi mali che affligge l’animo dell’essere umano: la sua corruttibilità. Giuda ed Efialte muoiono entrambi suicidi, anche se in verità erano già morti, quando hanno deciso di avere un prezzo.
Conosci altre storie (di qualunque genere, anche fantastiche) che possano ricordare quella di Gesù? Vicende in cui il coraggio e il bene di Uno ha sconfitto il male e la prevaricazione di molti? Secondo te è giusto fare questo tipo di riflessione? Te lo chiedo perché mi capita spesso quando guardo un film o leggo un libro di fare collegamenti con il mio credo, Gesù e la bibbia.
 

Ecco la mia risposta:
Simoooooooo
Che dire … un maschio che non ami l’epica non è maschio!
Ho visto 300 e ovviamente anche a me sono scattati paralleli a gogo, in particolare la scena in cui Leonida sfregia Serse con la lancia e per farlo deve spogliarsi di elmo e scudo – scena accompagnata dal commento del narratore «L'elmo lo soffocava, gli limitava la visuale, e lui deve vedere lontano. Lo scudo era pesante, gli sottraeva equilibrio, e il suo bersaglio è molto lontano» – mi ha subito fatto venire in mente la battaglia tra Davide (un altro grande re) e Golia, quando Davide per combattere rifiuta l’armatura (1 Sam 17,39).
Tu chiedi se è giusto fare questi tipi di riflessione … i cristiani li hanno fatti fin dai primi momenti, perché per cercare di spiegare Gesù era normale far riferimento a figure (normalmente eroi) delle varie tradizioni popolari: è il “meccanismo” dell’analogia, che trovi anche nel nuovo testamento … anzitutto Gesù lo usava per spiegare il regno di Dio, usando anche scene epiche/militari/regali (es. Lc 14,31); Paolo usa poi spesso l’analogia tra vita spirituale e vita militare, come fa ad esempio agli Efesini (Ef 6,13-18). Per molti santi è stato inoltre determinante nella loro conversione il parallelo tra vita militare e sequela di Cristo (es. San Francesco d’Assisi, Sant’Ignazio da Loyola). Come vedi la compagnia è dunque grande e vai pure avanti, ricordando sempre due cose: 1) nell’analogia (soprattutto se l’analogato è Gesù) le somiglianze sono sempre minori delle dissomiglianze; 2) il modo in cui Gesù ha vissuto ogni aspetto “epico” è stato sempre scevro da violenza fisica, perché lui la violenza fisica l’ha subita, anzi se l’è caricata addosso e questo è bene ricordarselo spesso.
Quando mi chiedi dunque se altri film possono ricordare la figura di Gesù, spero tu capisca che la mia risposta è “tutti”, perché ognuno può trovare risonanze tra il proprio “mito” e Gesù. Stando nel filone epico così su due piedi mi vengono in mente Braveheart, la figura di Malone in “Gli intoccabili” e di Neo in Matrix, ma come ti ho detto ognuno potrebbe fare la sua lista.
Alla prossima .
Ciaooooooooo