Benedetta … Benedetto …

9 Maggio 2012 Nessun commento

Nuovo giro, nuova corsaaaaa! Terzo anno di benedizioni pasquali e oramai sono un califfo nel giostrare la “macchina benedizioni”: eh sì, perchè il viceparroco ha anche il compito di mettersi ogni sera al telefono e far sì che ogni giorno ci siano dai 4 ai 6 chirichetti a disposizione, a seconda delle volte. Resta comunque che la gioia che si prova nel portare l’annuncio pasquale nelle case è impareggiabile, così come la stanchezza al termine del tour giornaliero e al termine del tour generale … ma la forma attualmente è smagliante :-]. Gioia, forma smagliante e stanchezza che sono amplificate da altre due (tra le tante) variabili: la prima è che un fine settimana sono andato con gli animatori di san Paolo in bici al Lago di Viverone e un fine settimana sono andato a piedi per lo splendido e selvaggio Triverese con alcuni giovani delle parrocchie biellesi nella route diocesana; la seconda è che andando in giro per benedizioni si lasciano tutte le attività andare per proprio conto e quando si torna si scopre come questo responsabilizzi alcuni, ma anche che c’è da registrare qualche vite ;-)

Nel girovagare per case quest’anno la mia attenzione è caduta su di un aspetto dell’Ave Maria a cui non avevo mai fatto caso, forse anche perchè lo dicevamo al termine di ogni benedizione! “Tu sei BENEDETTA fra le donne e BENEDETTO è il frutto del tuo seno Gesù”, eco di quel “”Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” che Elisabetta “esclamò a gran voce” (cf Lc 1,42) quando fu visitata da Maria che non aveva ancora detto una parola se non quella di un saluto di cui non ci è neanche dato sapere quale fosse il contenuto. E’ la gioia che ho visto in molte case e uffici che sapendosi visitati da un inviato del Signore, da un Benedetto da Lui, lo benedicevano per la benedizione di cui venivano ricolmati, benedizione che non toglie il dolore ai malati, ai soli e ai sofferenti per mille motivi, ma dà sollievo spirituale (cf Ef 1,3) perchè fa capire che non si è soli nel quotidiano costruire la famiglia e la città degli uomini, e che la morte, che ogni tanto stende il suo manto sopra le nostre azioni, non ha l’ultima parola, l’ultima c’è l’ha Dio, come ha mostrato in Gesù prima e per i meriti della sua morte e risurezzione in Maria, che ora brilla come segno di speranza per tutti noi.

Sia proprio Maria a stendere il suo manto su di noi e soprattutto su quanti hanno lasciato chiusa la porta della loro casa o del loro ufficio alla benedizione pasquale, perchè lei con affetto e pazienza di Madre li lavori ai fianchi perchè prima o poi si possano aprire alla gioia piena e duratura che viene dall’accogliere il Dono di un Dio che è venuto a visitarci per benedirci. Ave o Maria …

Trafitto da un raggio di sole … ed è subito Pasqua!

8 Aprile 2012 Nessun commento

Nel periodo 17-19 anni ho molto amato il filone esistenzialista e la poesia ermetica che mi pareva esserne l’adeguata eco in campo poetico. Da un anno circa medito spesso la bella e famosa poesia di Quasimodo, che ho completato però a modo mio …

Vado pensando infatti a quanto cose belle ci siano nella vita di tutti i giorni, a quanti “raggi di sole” ci vengono incontro, ma – va tu a capire come … – invece che godere del loro effetto, sollazzarci della loro presenza, riusciamo quasi sempre a farci del male (io dico per colpa della triplice motivazione che adduce Giovanni nella sua prima lettera al versetto 2,16: concupiscenza della carne e degli occhi e superbia della vita). E così veniamo realmente trafitti (accorgendocene sempre troppo tardi …) da queste cose buone in sè, ma che ci si ritorcono contro, che da come le usiamo ci fanno del male (e facciamo del male agli altri) … e cala la sera, come ben commentava l’ermetico Salvatore.

Ma il cristiano non sarebbe realista nel concludere così, perchè sa che Gesù di Nazaret è entrato fin nel profondo di questo buio a cui spontaneamente tendiamo, l’ha vissuto tutto su di sè senza mai assecondarlo e anzi mettendolo sempre di fronte al Padre e proprio per questo è risorto. Così non esiste sera così buia in cui non ci si possa affidare a Gesù, non esiste situazione in cui si possa dire “è finita”, “vorrei, ma non ce la faccio” ecc., perchè la fede nel Crocifisso Risorto e nella potenza dell’Amore di Dio che vince ogni buio è in grado di trasformare ogni “sera” in Pasqua.

E allora buona Pasqua caro internauta. Spero che tu possa aver sperimentato ciò in qualche modo (non ultimo un buon giretto in confessionale ;-) e in caso contrario usa con tanta fede ed insistenza una di quelle belle giaculatorie (tipo “Provvidenza del Sacro Cuore di Gesù, Provvedi tu”) o qualche bel canone di Taizè (tipo “Il Signore è la mia forza”) e vedrai che, prima o poi, sarà Pasqua anche per te! Ciaoooooo

Quand’è che il gioco diventa vizio?

14 Marzo 2012 4 commenti

Ogni anno in quel di san Paolo si decide un tema per la Quaresima e quest’anno si è deciso di soffermarsi sui vizi capitali, perchè si va notando sempre più come la gente sia poco esperta di quei “lacci” (come li chiamano i salmi) che ci impediscono di camminare sulla strada del bene, del vero e dell’unità, cioè sulla strada verso il cielo. “Lacci” di cui l’umanità è sempre stata cosciente (anche prima della venuta di Gesù e anche fuori del popolo di Israele), ma di cui oggi si sa poco sia riguardo alle loro dinamiche, sia riguardo a quali sono. Segue un prontuario delle conclusioni a cui sono giunto in questo mese di intensa ricerca sul tema. Ci sarebbero tante altre riflessioni che sono frullate nella mia cabeza, ma te le evito ;-)

Anzitutto cos’è un vizio? Forse è meglio dire prima cosa non è: non è un peccato. Sono legati, ma sono due cose diverse: il peccato è un’azione precisa, il vizio è un inclinazione a peccare, un’abitudine, un modo di pensare e di vivere che potremmo definire “erroneo”, un modo sbagliato di dar voce agli istinti/pulsioni/desideri (chiamateli come volete) che ci vengono da dentro. All’inizio è un modo quasi “giocoso” che riusciamo a controllare, il gioco però poi ci scappa di mano e ne diventiamo “schiavi”. Il contrario di vizio è virtù, che non a caso è legato al termine “forza” perchè è un’abitudine buona che dà voce in maniera giusta a queste nostre forze interiori, tanto che più le coltiviamo e più siamo liberi.

Quanti sono i vizi? Sono tanti, ma sette sono quelli “cardine” attorno a cui ruotano gli altri e sono detti vizi capitali. Se la tradizione monastica ne aveva individuati 8 (superbia, vanagloria, ira, pigrizia, tristezza, avarizia, gola e lussuria), la riflessione medioevale li ha ridotti a sette (sostituendo per altro alla vanagloria l’invidia, due facce della stessa medaglia, perchè la prima è il pensarsi meglio degli altri, la seconda è pensare che gli altri siano meglio di noi) perchè nella tristezza ha visto più che altro una situazione esistenziale di partenza di coloro che vivono nei vizi, mentre la gioia è la situazione esistenziale di chi vive nelle virtù. Su questo schema settenario Dante ha organizzato il suo Purgatorio e proprio lui nel 17° canto spiega bene, a mio modo di vedere, i vizi: «Né creator né creatura mai»,cominciò el, «figliuol, fu sanza amore, o naturale o d’animo; e tu ‘l sai. Lo naturale è sempre sanza errore, ma l’altro puote errar per malo obietto o per troppo o per poco di vigore. Mentre ch’elli è nel primo ben diretto, e ne’ secondi sé stesso misura, esser non può cagion di mal diletto;  ma quando al mal si torce, o con più cura o con men che non dee corre nel bene, contra ‘l fattore adovra sua fattura» (91-102) . Perciò il vizioso in radice è buono, perchè cerca di amare, ma lo fa in maniera sbagliata che si ritorce contro di lui, contro gli altri e contro Dio.

Si possono combattere i vizi? Se sì, come? Sì, si possono combattere, anzitutto conoscendoli. Poi coltivando le virtù, soprattutto la pazienza, perchè siamo abitudinalmente inclinati ai vizi. Infine con tanta preghiera, perchè solo se irrorati dalla presenza di Dio la pianta storta che siamo può, piano piano, raddrizzarsi. Il cristiano sa poi che solo per Cristo, con Cristo e in Cristo e nello Spirito Santo tutto ciò e possibile, perchè Gesù per primo si è caricato di questi nostri modi storti di amare e li ha liberati dal di dentro ed ecco così l’importanza dell’ascolto e meditazione della Parola di Dio, di un accostarsi regolarmente ai sacramenti e di una vivere nella Chiesa.

Prontuario finito caro/a internauta. Buona continuazione di Quaresima, buono spogliarsi dell’uomo vizioso per rivestirsi di quello virtuoso, grazie al “deserto” di preghiera, digiuno ed elemosina.

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Fabio volo aiuto nell’educare ai sentimenti?

1 Febbraio 2012 2 commenti

“”I rapporti amorosi sono complicati perché manca l’educazione al sentimento, non ci ha pensato nessuno, nè i genitori, nè la tv, nè tantomeno la parte intellettuale della società”" non è la frase di un prete e neanche di uno dei soliti moralisti, ma di Fabio Volo, di cui conosco poco, ma appena ho letto questo pezzo dell’intervista rilasciata in occasione del suo ultimo film (http://www3.lastampa.it/focus/torino-film-festival-2011/articolo/lstp/432236/) mi ha trovato pienamente d’accordo, così come quando dice che «Il tipo di uomo di cui parlo è il risultato di una situazione storica oggettiva, prima, ai tempi dei nostri padri e dei nostri nonni, c’erano dei ruoli e delle azioni da compiere stabiliti. Quella di cui faccio parte è invece la prima generazione che si pone domande, che ha paura di sbagliare, e questo vale, allo stesso modo, per gli uomini e per le donne». L’ho sempre vissuta su di me, questo porsi domande con paura di sbagliare e quest’assenza di persone in carne ed ossa che ti aiutassero a districati nell’intricato groviglio dei sentimenti … anche se ad onor del vero un appoggio in un prete vivo e vegeto l’ho trovato, ma per il resto sono stato abbastanza auto-didatta trovando un valido aiuto nei salmi (educatori sommi dei sentimenti), nella musica e in autori vari.

Ed ora sono dall’altra parte della barricata, a cercare di educarmi ai sentimenti in questa nuova situazione, in questo nuovo ruolo che la Provvidenza mi ha dato di vivere, con allo stesso tempo però l’arduo compito di provare ad aiutare quelli che vengono su (ma a volte anche i miei coetanei e quelli più grandi ;-) a dare loro una mano nell’educare i loro sentimenti, anche se è difficile perchè da un lato non c’è niente di più incostante dei sentimenti e dall’altro lato è anche vero che quella che viene su è una generazione diversa con condizioni esistenziali differenti e dunque è un caos. Ma non ci si può tirare indietro, bisogna farsi compagni di viaggio ed oggi più che mai c’è bisogno di gente che sappia affiancarsi (così com’è) a questi giovani che vengono etichettati come “bamboccioni”, ma che forse hanno proprio solo bisogno di qualcuno che dia loro fiducia e perda del tempo con loro, compiendo con loro un pezzo di strada … già tempo perso, perchè niente come stare con un giovane è tempo perso, gettato via, ma proprio per questo è vero banco di prova della gratuità delle proprie azioni, di sentimenti in via di educazione.

Ci aiuti il Signore ad essere in continua auto-educazione dei sentimenti e ad affiancarci con tanto tatto e grinta a quanti devono ancora cominciare o si sono persi per strada.

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Luce, Parola: Ritmo! … This is what I call Christmas

26 Dicembre 2011 2 commenti

“Il re Signore sta per nascere, venite adoriamo!” (una delle innumerevoli traduzioni circolanti dell’originale “Regem venturum dominum, venite adoremus”, intraducibile non tanto per la grammatica latina, quanto per l’accostamento alla fantastica melodia gregoriana), così recita il ritornello del canto delle profezie con cui si apre la novena di Natale, suggestiva preghiera che anche quest’anno abbiamo fatto in quel di San Paolo per vivere bene gli ultimi giorni di preparazione al Natale.

Canto in cui questo ritornello si ripete molte volte e che a me è parso come un ritmo che batte il tempo delle varie profezie, ma non solo di quelle. Qui a san Paolo infatti durante questo canto si faceva il rito di accensione delle candele a partire dalla corona d’avvento sotto l’altare. E così tanto l’incedere del canto che la progressiva accensione delle candele era ritmata da questo ritornello. In una delle novene che ho coordinato questo fatto mi ha colpito in maniera particolare, era quella animata dai bambini di quarta elementare e quindi lascio immaginare il ciadello iniziale
:-) ma mentre le profezie procedevano, mentre la luce si spandeva, mentre il ritornello scandiva questa strana danza, si poteva leggere sui volti di chi partecipava un entrare progressivamente nel clima della celebrazione, tanto che verso le ultime profezie l’assemblea era veramente un’unica voce non solo nel suono, ma anche nel “tono”. E ciò mi ha fatto molto riflettere sul mistero del Natale a cui ci stavamo preparando e che stiamo festeggiando in questi giorni …

Nella grotta/stalla (ad ognuno le sue devozioni …) di Betlemme si è accesa una Luce tenace e inspegnibile (ho inventato un nuovo vocabolo o esiste?!), ma tremendamente fragile, bambina, Luce che viene affidata a noi poveri uomini che abbiamo il compito di diffonderla ovunque, noi che a volte pensiamo che la nostra indegnità/fragilità possa offuscare questa luce, ma se perseveriamo, se andiamo avanti questa stessa Luce farà il suo lavoro, farà di tante voci una sola voce, e rivelerà come i brusiii siano un semplice accordare ogni cuore sulla nota principale, ritmicamente scandita. E’ proprio vero, solo quel Bambino è il re, l’unico re che piano piano sta ricomponendo la storia, che piano sta facendo di tutti i popoli l’unica famiglia umana, un’unica assemblea … e noi lì a perderci nel guardare i brusiii e non al lasciarci stupire di come questa Luce ci stia piano
piano trasformando: “O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Signore nostro Dio” (antifona del 23 dicembre)

Buon Natale a te caro internauta, buon recupero della capacità di stupirsi su cosa Dio sta facendo ora sotto i nostri occhi, nonostante le nostre mille incapacità di accordarci sul ritmo scandito dal suo Figlio e soavemente diffuso dallo Spirito Santo … venite adoriamo, il Signore Gesù.

Resta in ascolto …

29 Novembre 2011 1 commento

L’ho sempre frequentato, ma l’ho scoperto in seminario, circa dieci anni fa dunque, e come tutte le cose scoperte “tardi” si fa fatica a capirne la
grammatica, fa fatica ad entrare nelle dinamiche della vita, anche perché è una cosa saltuaria, una volta all’anno … ma quest’anno sembra proprio iniziato in maniera diversa.

Sto parlando dell’avvento, tempo liturgico precedente il Natale e cominciato domenica. Tempo che ha da subito colpito la mia intelligenza per
questo suo essere legato all’attesa, tema così difficile per l’uomo di sempre; tempo che ha da subito colpito i miei sensi, per questa atmosfera di sana nostalgia che lo caratterizza e che impregna ogni sua preghiera ed ogni sua canzone; tempo che però non è mai riuscito a coinvolgermi interamente come invece sempre mi accade per la Quaresima.

Quest’anno però è stato diverso – forse anche perché nel prepararlo per i catechismi ho rispolverato il calendario d’avvento, elemento archetipo
della mia infanzia – ci sono entrato appieno, anche grazie ad un tema strettamente legato all’avvento, tema che ho sempre frequentato, ma che non mi ha mai coinvolto e che invece proprio nell’ultima settimana mi ha messo sottosopra: l’ascolto. Ho capito infatti che io ascolto poco e che ascoltare è una delle cose più difficili.

Ascoltare mi pare non voglia dire che tutto ciò che l’altro dice va bene, ma è sinonimo di “metto al primo posto te che mi parli e mi coinvolgo con
te”. Cerco di mettere al primo posto te che sei così esaltato o schiacciato dal ruolo che ti sei ritrovato a giocare nella vita, tanto che ti confondi spesso con esso. Cerco di mettere al primo  posto te che ti avvicini a me che ho un ruolo in cui sto imparando a muovermi (anche grazie a te!) e che forse ti avvicini a me più per il ruolo che non per altro (ma forse anch’io faccio così con te). Cerco insomma di mettere al primo posto te e non gli interessi in gioco tra noi due, non perché non siano importanti, ma perché non è l’uomo per l’interesse, ma l’interesse per l’uomo. E così  ascoltare è difficile, perché è esercizio di purificazione di me stesso, di te e del nostro rapporto; è difficile perché vuol dire saper cogliere e far emergere le nostre umanità ferite.

Ascoltare che mi sembra strettamente legato all’aspettare/attendere, perché solo quando io attendo qualcuno vuol dire che sono pronto ad ascoltarlo, ed allo steso tempo niente come l’attesa purifica il mio ascoltare perché mette depotenzia gli interessi in gioco, mettendoli al loro giusto posto.

E così per me questo avvento sarà tempo in cui iniziare ad ascoltare. Non che non l’abbia mai fatto, forse mi è capitato, ma mai come ora capisco che è un elemento fondamentale del vivere e così mi ci esercito su. Tanto più che san Paolo dice che la fede nasce dall’ascolto, il rapporto con la Parola da tutti attesa e fatta carne nasce dall’ascoltarLa, dalla mia capacità recettiva/coinvolgente purificata dall’attesa dell’incontro faccia-a-faccia con Gesù e non più solo nella speranza e nelle varie cose create (meno male che ci sono!).

E allora buon avvento anche a te, perché possa essere un tempo dove riscoprire la bellezza dell’attesa del Signore, la purificante/tonificante sensazione di andare alle radici di se stessi, per riscoprire che, come diceva il buon Karl Rahner, siamo in fondo “uditori della Parola”.

W Giacomino editorialista

5 Ottobre 2011 2 commenti

Una pratica che cerco di mantenere tutti i giorni è quella di leggere il giornale. Non perchè da essi cerchi di capire come va il mondo (son abbastanza agganciato al reale da capire che nei giornali non si racconta la vita reale) ma più che altro per confrontarmi con altre idee, altre visioni del mondo. Quando ero in seminario ed ero io che dovevo comprare il giornale, ogni giorno ne prendevo uno diverso: un giorno Repubblica, un giorno Corriere, un giorno Stampa, un giorno Manifesto ed un giorno Giornale. Avvenire ovviamente arrivava tutti i giorni ;-) Ora che sono a San Paolo, Avvenire non arriva più (sic!) e tre giorni arriva il gossipparo “La Stampa”, un giorno Repubblica ed un giorno Corriere. Nei miei giorni liberi integro, se riesco, con Avvenire o Il Sole 24 ore o altro … come gira il vento.

Domenica però è avvenuta la classica eccezione che conferma la regola … un articolo intelligente su La Stampa, ovviamente da un comico: Giacomo del trio più divertente d’Italia. Articolo che è una lettera indirizzata al nuovo arcivescovo di Milano (http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/422927/). Ho iniziato a leggerlo perchè sapendo che Giacomo è un bravo cattolico ero curioso di vedere cosa scriveva e il mio intuito non si è sbagliato. L’articolo è bellissimo, perchè tra una risata e l’altra riesce a far riflettere (ed addirittura a far pensare sul tema della preghiera), per poi concludere con un finale incantevole che mi ha fatto quasi innamorare di Milano, città che ho visitato poche volte, ma con cui non sono mai riuscito ad entrare in collegamento.

Insomma caro internauta, se vuoi farti un regalo e regalarti cinque minuti di autentica riflessione sorridente vatti a leggere questo autentico capolavoro editoriale e poi un consiglio: leggi i giornali, perchè tra tanto fango ogni tanto spunta qualche pepita come questa!

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Radio Ga-Ga

1 Settembre 2011 1 commento

Nei miei pochi giorni di vacanza ho vagato con la macchina per le strade dell’Italia, per andare a salutare parenti ed amici dispersi in ogni dove. In questo mio peregrinare mi sono immerso nelle varie stazioni radio che quotidianamente fanno compagnia agli italiani e devo dire che sono rimasto positivamente colpito, non tanto dai dj – la cui cultura media è qualcosa di veramente orripilante – quanto dall’insieme del “prodotto” (jingles, tipo di programmi ecc.).

In particolare mi ha folgorato un programma di RadioUno in onda tutti i pomeriggi: “Baobab”. Io l’ho ascoltato il pomeriggio di giovedì 11 agosto e sono rimasto veramente coinvolto da questo format che alterna musica ad approfondimenti culturali con persone “esperte” del tema trattato. Così mi sono appassionato per gli scontri di Londra, incavolato per uno che ha cercato (inutilmente) di spiegare il rapporto tra andamento dei prezzi del petrolio e della benzina ed incuriosito per come un tal Luca Maroni spiegava con passione l’impatto culturale del vino.

L’apoteosi è comunque stato il momento in cui si è approfondita la vicenda di Mathias Sindelar (http://it.wikipedia.org/wiki/Matthias_Sindelar e http://www.postadelgufo.it/campioni/sindelar.html), calciatore austriaco che fu tra i primi europei ad opporsi al regime nazista e che ovviamente lo fece da calciatore, vincendo l’ultima partita dell’Austria Libera con la Germania di Hitler e rifiutandosi poi di giocare per essa, sapendo che questo gli sarebbe costato la vita da lì a breve. Assaporando l’umanità insita in tante storie quotidiane di sport, gustando lo spessore culturale di ciò che oggi è ridotto a mera tecnica, ho rivissuto per un attimo le emozioni che provo ogni tanto leggendo ancora i geniali articoli di Gianni Clerici sul tennis e che ho provato nelle prime puntate di “Sfide”, programma televisivo di Raiuno che inizialmente faceva tali approfondimenti, mostrando come sport e vita in molti casi siano strettamente legati, ma che poi ben presto si commercializzò, perdendo ogni senso, tanto che mi sembra oggi non esista più.

Così cara Radio in queste vacanze ti ho un po’ riscoperta e posso cantarti a ragion veduta, come dicevano i Queen: Radio … someone, still love you!!!

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Esercitarsi esplorando

30 Luglio 2011 1 commento

L’estate è un periodo particolare, che secondo me è adatto principalmente a due cose: esercitarsi ed esplorare.
Quando si è ragazzi/giovani predomina la seconda parte in tutti i campi: amicale, ludico, affettivo, intellettivo, spirituale, sportivo ecc.
Quando si cresce penso si sia invece chiamati più alla prima, perchè il rallentamento dei ritmi aiuta ad esercitare quei “movimenti” già esplorati da giovani, ma che raramente si riesce ad effettuare nella vita di tutti i giorni.
Sia l’esplorazione che l’esercitazione sono però a rischio a causa del fenomeno “pigrizia” che tende a spegnere queste due sane tendenze, per ridurle a semplici pruriti che non coinvolgono la persona ma la fanno solo spettatrice di tutto ciò che vive.
Il prete che fa il vice-parroco, come il sottoscritto, si trova in una situazione interessante perchè da una parte si deve fare compagno di strada di ragazzi e giovani per liberarli dalla pigrizia e spingerli ad esplorare in tutti i campi, ma dall’altra lo deve fare come esercizio del suo farsi accompagnatore delle persone nel loro esplorare il regno dei cieli nella vita di tutti i giorni. E così meno male che ora per me è tempo di esercizi spirituali, di puro esercitarsi in quei movimenti “fondamentali” del corpo e dello spirito, di revisione degli “ingranaggi” del proprio muoversi quotidiano per/con/tra gli altri, per mettersi alla presenza del Signore e dirgli “Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente” (Sal 26,2) e “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri; vedi se percorro una via di dolore e guidami per una via di eternità” (Sal 139.23-24).
Auguro anche a te di trovare momenti in cui esercitarsi esplorando, con la speranza che la parte esplorativa interessi sempre più il fondo del tuo cuore, il centro vitale delle tue relazioni con te stesso e con tutto ciò che ti circonda. Che sant’Ignazio di Loyola (esercitatore sommo in questo genere di evoluzioni), di cui ricorre il ricordo proprio il 31 luglio aiuti me e te in questo compito così importante per riposare veramente, per essere sempre più pienamente esseri umani e non banderuole in balia dei vari venti.

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SUMMER POST-SUNRISE

7 Luglio 2011 Nessun commento

Sto riscoprendo in questi giorni un elemento dell’estate che avevo sepolto: l’atmosfera delle 8 di mattina. A cavallo di quest’ora c’è infatti un odore caratteristico – che ho trovato per altro un po’ in tutti i paesi dell’Europa che mi è capitato di visitare, e sul quale si innestano poi altri odori tipici dei vai posti – odore che a me piace parecchio e che forse è anche un po’ più di un odore. E’ infatti difficile da spiegare perché è quel non so che di primo e leggero caldo mattutino che sale “bagnato” del fresco serale e “profumato” della terra che sembra come espirare a pieni polmoni prima di inspirare il potente calore del giorno. Atmosfera odorosa che mi fa impazzire quando prende l’odore di pino marittimo, ma anche quando, come oggi nel biellese, si protrae per tutto il giorno perché minaccia pioggia e così l’aria assume quel non so che di atlantico (a me così caro) per poi improvvisamente scomparire quando si aprono le cateratte del cielo in un’ora di pura follia d’acqua a cui segue o una ripresa dell’ambiente di cui sopra o un’umidità appicicaticcia.

E tu quale atmosfera odorosa ami dell’estate? Perché diciamocelo, l’estate è la stagione degli odori e penso che ognuno abbia quello che gli è più caro: questo è il mio che cercherò di godermi in questa strana estate che stenta a decollare, ma che intorno alle 8 sa sempre di estate. Olè!

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