Luce, Parola: Ritmo! … This is what I call Christmas

26 Dicembre 2011 2 commenti

“Il re Signore sta per nascere, venite adoriamo!” (una delle innumerevoli traduzioni circolanti dell’originale “Regem venturum dominum, venite adoremus”, intraducibile non tanto per la grammatica latina, quanto per l’accostamento alla fantastica melodia gregoriana), così recita il ritornello del canto delle profezie con cui si apre la novena di Natale, suggestiva preghiera che anche quest’anno abbiamo fatto in quel di San Paolo per vivere bene gli ultimi giorni di preparazione al Natale.

Canto in cui questo ritornello si ripete molte volte e che a me è parso come un ritmo che batte il tempo delle varie profezie, ma non solo di quelle. Qui a san Paolo infatti durante questo canto si faceva il rito di accensione delle candele a partire dalla corona d’avvento sotto l’altare. E così tanto l’incedere del canto che la progressiva accensione delle candele era ritmata da questo ritornello. In una delle novene che ho coordinato questo fatto mi ha colpito in maniera particolare, era quella animata dai bambini di quarta elementare e quindi lascio immaginare il ciadello iniziale
:-) ma mentre le profezie procedevano, mentre la luce si spandeva, mentre il ritornello scandiva questa strana danza, si poteva leggere sui volti di chi partecipava un entrare progressivamente nel clima della celebrazione, tanto che verso le ultime profezie l’assemblea era veramente un’unica voce non solo nel suono, ma anche nel “tono”. E ciò mi ha fatto molto riflettere sul mistero del Natale a cui ci stavamo preparando e che stiamo festeggiando in questi giorni …

Nella grotta/stalla (ad ognuno le sue devozioni …) di Betlemme si è accesa una Luce tenace e inspegnibile (ho inventato un nuovo vocabolo o esiste?!), ma tremendamente fragile, bambina, Luce che viene affidata a noi poveri uomini che abbiamo il compito di diffonderla ovunque, noi che a volte pensiamo che la nostra indegnità/fragilità possa offuscare questa luce, ma se perseveriamo, se andiamo avanti questa stessa Luce farà il suo lavoro, farà di tante voci una sola voce, e rivelerà come i brusiii siano un semplice accordare ogni cuore sulla nota principale, ritmicamente scandita. E’ proprio vero, solo quel Bambino è il re, l’unico re che piano piano sta ricomponendo la storia, che piano sta facendo di tutti i popoli l’unica famiglia umana, un’unica assemblea … e noi lì a perderci nel guardare i brusiii e non al lasciarci stupire di come questa Luce ci stia piano
piano trasformando: “O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Signore nostro Dio” (antifona del 23 dicembre)

Buon Natale a te caro internauta, buon recupero della capacità di stupirsi su cosa Dio sta facendo ora sotto i nostri occhi, nonostante le nostre mille incapacità di accordarci sul ritmo scandito dal suo Figlio e soavemente diffuso dallo Spirito Santo … venite adoriamo, il Signore Gesù.

Resta in ascolto …

29 Novembre 2011 1 commento

L’ho sempre frequentato, ma l’ho scoperto in seminario, circa dieci anni fa dunque, e come tutte le cose scoperte “tardi” si fa fatica a capirne la
grammatica, fa fatica ad entrare nelle dinamiche della vita, anche perché è una cosa saltuaria, una volta all’anno … ma quest’anno sembra proprio iniziato in maniera diversa.

Sto parlando dell’avvento, tempo liturgico precedente il Natale e cominciato domenica. Tempo che ha da subito colpito la mia intelligenza per
questo suo essere legato all’attesa, tema così difficile per l’uomo di sempre; tempo che ha da subito colpito i miei sensi, per questa atmosfera di sana nostalgia che lo caratterizza e che impregna ogni sua preghiera ed ogni sua canzone; tempo che però non è mai riuscito a coinvolgermi interamente come invece sempre mi accade per la Quaresima.

Quest’anno però è stato diverso – forse anche perché nel prepararlo per i catechismi ho rispolverato il calendario d’avvento, elemento archetipo
della mia infanzia – ci sono entrato appieno, anche grazie ad un tema strettamente legato all’avvento, tema che ho sempre frequentato, ma che non mi ha mai coinvolto e che invece proprio nell’ultima settimana mi ha messo sottosopra: l’ascolto. Ho capito infatti che io ascolto poco e che ascoltare è una delle cose più difficili.

Ascoltare mi pare non voglia dire che tutto ciò che l’altro dice va bene, ma è sinonimo di “metto al primo posto te che mi parli e mi coinvolgo con
te”. Cerco di mettere al primo posto te che sei così esaltato o schiacciato dal ruolo che ti sei ritrovato a giocare nella vita, tanto che ti confondi spesso con esso. Cerco di mettere al primo  posto te che ti avvicini a me che ho un ruolo in cui sto imparando a muovermi (anche grazie a te!) e che forse ti avvicini a me più per il ruolo che non per altro (ma forse anch’io faccio così con te). Cerco insomma di mettere al primo posto te e non gli interessi in gioco tra noi due, non perché non siano importanti, ma perché non è l’uomo per l’interesse, ma l’interesse per l’uomo. E così  ascoltare è difficile, perché è esercizio di purificazione di me stesso, di te e del nostro rapporto; è difficile perché vuol dire saper cogliere e far emergere le nostre umanità ferite.

Ascoltare che mi sembra strettamente legato all’aspettare/attendere, perché solo quando io attendo qualcuno vuol dire che sono pronto ad ascoltarlo, ed allo steso tempo niente come l’attesa purifica il mio ascoltare perché mette depotenzia gli interessi in gioco, mettendoli al loro giusto posto.

E così per me questo avvento sarà tempo in cui iniziare ad ascoltare. Non che non l’abbia mai fatto, forse mi è capitato, ma mai come ora capisco che è un elemento fondamentale del vivere e così mi ci esercito su. Tanto più che san Paolo dice che la fede nasce dall’ascolto, il rapporto con la Parola da tutti attesa e fatta carne nasce dall’ascoltarLa, dalla mia capacità recettiva/coinvolgente purificata dall’attesa dell’incontro faccia-a-faccia con Gesù e non più solo nella speranza e nelle varie cose create (meno male che ci sono!).

E allora buon avvento anche a te, perché possa essere un tempo dove riscoprire la bellezza dell’attesa del Signore, la purificante/tonificante sensazione di andare alle radici di se stessi, per riscoprire che, come diceva il buon Karl Rahner, siamo in fondo “uditori della Parola”.

W Giacomino editorialista

5 Ottobre 2011 2 commenti

Una pratica che cerco di mantenere tutti i giorni è quella di leggere il giornale. Non perchè da essi cerchi di capire come va il mondo (son abbastanza agganciato al reale da capire che nei giornali non si racconta la vita reale) ma più che altro per confrontarmi con altre idee, altre visioni del mondo. Quando ero in seminario ed ero io che dovevo comprare il giornale, ogni giorno ne prendevo uno diverso: un giorno Repubblica, un giorno Corriere, un giorno Stampa, un giorno Manifesto ed un giorno Giornale. Avvenire ovviamente arrivava tutti i giorni ;-) Ora che sono a San Paolo, Avvenire non arriva più (sic!) e tre giorni arriva il gossipparo “La Stampa”, un giorno Repubblica ed un giorno Corriere. Nei miei giorni liberi integro, se riesco, con Avvenire o Il Sole 24 ore o altro … come gira il vento.

Domenica però è avvenuta la classica eccezione che conferma la regola … un articolo intelligente su La Stampa, ovviamente da un comico: Giacomo del trio più divertente d’Italia. Articolo che è una lettera indirizzata al nuovo arcivescovo di Milano (http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/422927/). Ho iniziato a leggerlo perchè sapendo che Giacomo è un bravo cattolico ero curioso di vedere cosa scriveva e il mio intuito non si è sbagliato. L’articolo è bellissimo, perchè tra una risata e l’altra riesce a far riflettere (ed addirittura a far pensare sul tema della preghiera), per poi concludere con un finale incantevole che mi ha fatto quasi innamorare di Milano, città che ho visitato poche volte, ma con cui non sono mai riuscito ad entrare in collegamento.

Insomma caro internauta, se vuoi farti un regalo e regalarti cinque minuti di autentica riflessione sorridente vatti a leggere questo autentico capolavoro editoriale e poi un consiglio: leggi i giornali, perchè tra tanto fango ogni tanto spunta qualche pepita come questa!

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Radio Ga-Ga

1 Settembre 2011 1 commento

Nei miei pochi giorni di vacanza ho vagato con la macchina per le strade dell’Italia, per andare a salutare parenti ed amici dispersi in ogni dove. In questo mio peregrinare mi sono immerso nelle varie stazioni radio che quotidianamente fanno compagnia agli italiani e devo dire che sono rimasto positivamente colpito, non tanto dai dj – la cui cultura media è qualcosa di veramente orripilante – quanto dall’insieme del “prodotto” (jingles, tipo di programmi ecc.).

In particolare mi ha folgorato un programma di RadioUno in onda tutti i pomeriggi: “Baobab”. Io l’ho ascoltato il pomeriggio di giovedì 11 agosto e sono rimasto veramente coinvolto da questo format che alterna musica ad approfondimenti culturali con persone “esperte” del tema trattato. Così mi sono appassionato per gli scontri di Londra, incavolato per uno che ha cercato (inutilmente) di spiegare il rapporto tra andamento dei prezzi del petrolio e della benzina ed incuriosito per come un tal Luca Maroni spiegava con passione l’impatto culturale del vino.

L’apoteosi è comunque stato il momento in cui si è approfondita la vicenda di Mathias Sindelar (http://it.wikipedia.org/wiki/Matthias_Sindelar e http://www.postadelgufo.it/campioni/sindelar.html), calciatore austriaco che fu tra i primi europei ad opporsi al regime nazista e che ovviamente lo fece da calciatore, vincendo l’ultima partita dell’Austria Libera con la Germania di Hitler e rifiutandosi poi di giocare per essa, sapendo che questo gli sarebbe costato la vita da lì a breve. Assaporando l’umanità insita in tante storie quotidiane di sport, gustando lo spessore culturale di ciò che oggi è ridotto a mera tecnica, ho rivissuto per un attimo le emozioni che provo ogni tanto leggendo ancora i geniali articoli di Gianni Clerici sul tennis e che ho provato nelle prime puntate di “Sfide”, programma televisivo di Raiuno che inizialmente faceva tali approfondimenti, mostrando come sport e vita in molti casi siano strettamente legati, ma che poi ben presto si commercializzò, perdendo ogni senso, tanto che mi sembra oggi non esista più.

Così cara Radio in queste vacanze ti ho un po’ riscoperta e posso cantarti a ragion veduta, come dicevano i Queen: Radio … someone, still love you!!!

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Esercitarsi esplorando

30 Luglio 2011 1 commento

L’estate è un periodo particolare, che secondo me è adatto principalmente a due cose: esercitarsi ed esplorare.
Quando si è ragazzi/giovani predomina la seconda parte in tutti i campi: amicale, ludico, affettivo, intellettivo, spirituale, sportivo ecc.
Quando si cresce penso si sia invece chiamati più alla prima, perchè il rallentamento dei ritmi aiuta ad esercitare quei “movimenti” già esplorati da giovani, ma che raramente si riesce ad effettuare nella vita di tutti i giorni.
Sia l’esplorazione che l’esercitazione sono però a rischio a causa del fenomeno “pigrizia” che tende a spegnere queste due sane tendenze, per ridurle a semplici pruriti che non coinvolgono la persona ma la fanno solo spettatrice di tutto ciò che vive.
Il prete che fa il vice-parroco, come il sottoscritto, si trova in una situazione interessante perchè da una parte si deve fare compagno di strada di ragazzi e giovani per liberarli dalla pigrizia e spingerli ad esplorare in tutti i campi, ma dall’altra lo deve fare come esercizio del suo farsi accompagnatore delle persone nel loro esplorare il regno dei cieli nella vita di tutti i giorni. E così meno male che ora per me è tempo di esercizi spirituali, di puro esercitarsi in quei movimenti “fondamentali” del corpo e dello spirito, di revisione degli “ingranaggi” del proprio muoversi quotidiano per/con/tra gli altri, per mettersi alla presenza del Signore e dirgli “Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente” (Sal 26,2) e “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri; vedi se percorro una via di dolore e guidami per una via di eternità” (Sal 139.23-24).
Auguro anche a te di trovare momenti in cui esercitarsi esplorando, con la speranza che la parte esplorativa interessi sempre più il fondo del tuo cuore, il centro vitale delle tue relazioni con te stesso e con tutto ciò che ti circonda. Che sant’Ignazio di Loyola (esercitatore sommo in questo genere di evoluzioni), di cui ricorre il ricordo proprio il 31 luglio aiuti me e te in questo compito così importante per riposare veramente, per essere sempre più pienamente esseri umani e non banderuole in balia dei vari venti.

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SUMMER POST-SUNRISE

7 Luglio 2011 Nessun commento

Sto riscoprendo in questi giorni un elemento dell’estate che avevo sepolto: l’atmosfera delle 8 di mattina. A cavallo di quest’ora c’è infatti un odore caratteristico – che ho trovato per altro un po’ in tutti i paesi dell’Europa che mi è capitato di visitare, e sul quale si innestano poi altri odori tipici dei vai posti – odore che a me piace parecchio e che forse è anche un po’ più di un odore. E’ infatti difficile da spiegare perché è quel non so che di primo e leggero caldo mattutino che sale “bagnato” del fresco serale e “profumato” della terra che sembra come espirare a pieni polmoni prima di inspirare il potente calore del giorno. Atmosfera odorosa che mi fa impazzire quando prende l’odore di pino marittimo, ma anche quando, come oggi nel biellese, si protrae per tutto il giorno perché minaccia pioggia e così l’aria assume quel non so che di atlantico (a me così caro) per poi improvvisamente scomparire quando si aprono le cateratte del cielo in un’ora di pura follia d’acqua a cui segue o una ripresa dell’ambiente di cui sopra o un’umidità appicicaticcia.

E tu quale atmosfera odorosa ami dell’estate? Perché diciamocelo, l’estate è la stagione degli odori e penso che ognuno abbia quello che gli è più caro: questo è il mio che cercherò di godermi in questa strana estate che stenta a decollare, ma che intorno alle 8 sa sempre di estate. Olè!

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Home or House?

15 Maggio 2011 Nessun commento

Solitamente la lingua italiana è terminologicamente più ricca della lingua inglese (famosa per la sue essenzialità), ma come al solito ci sono delle eccezioni che confermano la regola e una di queste è il caso del termine “casa” che in inglese si può dire “house” o “home”: quali le differenze?

Un buono spunto mi è sovvenuto nell’annuale giro di benedizioni delle case, quando su di una porta ho letto “A home without a dog is just a house” (Una home senza un cane è solo una house). Frase imbevuta di quel fantastico humour inglese che però dice una grande verità: non basta vivere in una casa per essere una Casa (da ora “casa” sarà sinonimo di house e “Casa” di home). Lì si dice che ciò che fa’ di una casa una Casa è la presenza in famiglia di un cane, ipotesi avvalorata dalla prassi per cui nella tipica famiglia borghese la presenza di un cane (o un gatto) è un must, ma io penso che questo sia solo un palliativo di una presenza molto più importante che fa diventare una casa una Casa: la presenza di Dio. Così in inglese, facendo una inversione (così cara agli enigmisti) della parola dog, io direi “A home without a god is just a house” e me ne sono accorto ancora una volta nelle benedizioni. Laddove c’è per lo meno il senso di Dio (non quello inscenato, ma quello vero, palpabile) la casa è infatti un po’ più Casa, non è solo contentitore di un ammasso di individui, ma mura che trasudano e aiutano le relazioni familiari che si vengono a formare; relazioni magari tese, ma presenti e reali. Così se c’è per lo meno il senso di Dio la Casa è il primo luogo in cui ognuno di noi è chiamato a vivere l’amore: come dicono i piemontesi “la prima carità, l’è cul’ad l’us” (la prima carità è quella dell’uscio di casa).

Se poi questo senso di Dio, diventa fede nella presenza del Dio di Gesù Cristo (e in quante case c’è ancora, molte più di quelle che si pensa …), che si traduce in speranza viva e carità operosa, allora la casa non è solo Casa, ma addirittura Chiesa, come ha mirabilmente ricordato il Concilio Vaticano II, santuario domestico in cui ogni gesto ed ogni rito familiare trovano nella preghiera in famiglia la  fonte ed il culmine del loro esistere. E tanto più una Casa è Chiesa, tanto più essa sarà Strada, via per il cielo per i suoi componenti e per coloro che la incontrano, di modo che ogni suo componente possa sempre più vivere il motto di un missionario (di cui ovviamente non mi ricordo il nom): “fare di ogni casa una strada e di ogni strada una casa”.

Benedette le benedizioni delle case che risvegliano nelle famiglie il senso di Dio laddove esso è sopito o confermano la fede in Dio laddove essa è viva e ricordano a noi preti come se le case saranno più Case, e magari Chiese, allora le nostre parrocchie (saranno sempre più umane, e magari evangelizzanti (e viceversa ovviamente). Benedette le benedizioni che risvegliano in qualcuno la speranza che non bisogna aspettare le situazioni rosee per fare tutto ciò, ma che è bene cominciare ora, passo dopo passo e sapendo che soprattutto quando le cose non vanno come si pensa allora si è sulla buona strada, perchè come dice il buon Pietro nella seconda lettura di oggi: “Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati”.

Proprio ora, visto che è il mese di maggio, ho incominciato a leggere un bel libro del poetico Ermes Ronchi, intitolato ”Le case di Maria” e così ti lascio con delle frasi per me molto carine e significative:

“La casa non è solo il luogo dove abitiamo, non è solo la dimora che ripara: è porta aperta sull’infinito, perchè Dio ci parla prima di tutto là dove siamo noi stessi, in silenzio e in ascolto, attenzione liberata”

“Il primo passo per l’incontro con il mistero e con il cuore dell’altro è benedire, è poter dire nella mia casa, alla sposo, ai figli, a mia madre o all’amico: tu sei una benedizione di Dio per me, tu sei un dono di Dio, tu sei salvezza che mi cammina a fianco. E una casa dove non ci si benedice l’un l’altro, dove non ci si loda reciprocamente, è destinata alla tristezza, dvienta un luogo in cui ci si elide gli uni gli altri, anzichè sostenersi”

“Pregare insieme nella casa, con la parte di Zaccaria che è in noi e che stenta a credere, con la parte di Elisabetta che è in noi e che sa benedire, con la parte di Maria che è in noi e che sa lodare, con la parte di Giovanni che sa danzare nel grembo. Forse dopo potremo anche noi diventare benedizione per quanti ci incontreranno”.

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A.A.A. Adulti cercasi

19 Aprile 2011 1 commento

E’ da un po’ che covava sotto la cenere, ma alla fine la piantina ha iniziato a spingere e così mi sono ritrovato a muovere i primi passi in un mondo nuovo, mondo che ho sempre visto da lontano e ovviamente criticato: il mondo degli adulti. A dire il vero era già un po’ che ci camminavo dentro, ma non l’avevo proprio scelto, in questo mese invece, grazie a vari avvenimenti, ho preso coscienza di essere adulto e ho cercato di iniziare a muovermi con questo nuovo stile non solo esteriormente, ma anche interiormente. E che dire … è un casino!

Già, perchè dalle prime impressioni, mi pare che il mondo del giovane sia il mondo in cui uno è al centro, il mondo dell’adulto invece è quello in cui uno mette al centro gli altri, non solo come atteggiamento interiore, ma anche con tutto il proprio vivere ed è questo che fa problema in ogni epoca; diventare adulti infatti è un’impresa, un lavoro su se stessi tutt’altro che facile e va contro il “sentirsi bene”, perchè essere adulti vuol dire “far sentire bene gli altri” usando a volte strumenti che sembrano stridere con il concetto di “star bene” subito, per mirare ad uno “star bene” vero che implica il non scappare dalle relazioni con gli altri, ma il viverle appieno. E poi c’è tutta la grammatica degli adulti (la burocrazia in senso ampio) che andrebbe un po’ snellita, ma ha il suo senso, perchè fa capire che per affrontare la vita non basta avere tanta voglia di fare, ma si deve tener conto anche della complessità delle cose che nella burocrazia è palpabile (a volte anche troppo!).

E così il cammino continua e spero di non diventare come quegli adulti che ho sempre detestato, cioè quelli che si trincerano nel loro sapere senza mettersi in gioco, quegli adulti solo fuori, ma non adulti dentro, che si scoprono subito perchè dicono “ah, ai miei tempi era tutto diverso” … appunto forse lo era perchè c’era qualche adulto che si sbatteva per stare con i giovani, cosa che adesso tu non fai! Il buon Dio il suo aiuto me l’ha dato, facendomi cominciare questo cammino in Quaresima, periodo in cui sono di solito iniziate le cose più belle nella mia vita, a me ora il cammino, a me l’impegnarmi nel tenere il timone sul morire da giovane ed il risorgere da adulto, sapendo che ciò sarà possibile se starò attaccato al buon Gesù, il Crocifisso Risorto. Questo sia anche il mio augurio pasquale per te che leggi caro internauta! E affidiamoci tutti alla protezione del prossimo beato Giovanni Paolo II, uno dei tanti veri adulti che ha saputo dare il suo contributo per la riconciliazione di vari mondi: chiesa e mondo, est ed ovest, adulti e giovani e chi più ne ha, più ne metta!

Segni

16 Marzo 2011 2 commenti

In questo periodo sto molto riflettendo sui segni. Su quei gesti che facciamo agli altri o che vengono fatti su di noi e che spesso per essere fatti necessitano l’uso di realtà varie della natura. Essi sono qualcosa di necessario nella vita di tutti i giorni (quanti segni facciamo/riceviamo … segni di amore, di odio, di disinteresse, di comunicazione ordinaria ecc.), necessario ma non sufficiente perchè la vita sia piena, vera, bella. Eppure più si cresce e più si pensa che fare/ricevere dei segni sia necessario e sufficiente ad una vita sensata; così però i segni impazziscono perchè sono caricati di un’importanza che non possono sopportare e con essi impazziamo anche noi, basta guardare a come siamo rapiti dalle immagini e come pensiamo che basti spesso solo l’immagine per andare avanti … Cosa serve allora per far sì che questi segni dati/ricevuti siano veramente efficaci nella vita di tutti i giorni? Come far sì che l’immagine non ci ingabbi, ma sia rimando ad altro, segno appunto?

A me pare che quello che serve, sia vivere la propria vita ricordando che ognuno di noì è anche (non solamente per carità) un segno - il corpo che siamo sta lì a ricordarcelo ogni momento – siamo segno e siamo chiamati ad esserlo sempre di più, trovando il nostro modo per lasciare un segno nel cammino della vita globale; ma il segno che lasceremo sarà tanto più significante (cioè non insignificante) quanto più sapremo vivere alla presenza di Dio, perchè ogni cosa che esiste è anzitutto segno del dialogo tra Dio e noi. La venerabile Benedetta Bianchi Porro (bloccata in un polmone artificiale per circa dieci anni, ma che trasmetteva pace a chiunque la incontrasse … http://www.benedetta.it/Ita.htm) diceva “tutto è segno per chi crede”. Già, tutto è segno del nostro rapporto con Dio, se viviamo sempre più della sua presenza e del suo voler stare con noi, volere che ci ha manifestato mandandoci il segno più efficace di tutti: il suo Figlio.

Da una settimana è cominciata la Quaresima, con quel bellissimo e poliedrico segno che è l’imposizione delle ceneri, è cominciato un periodo che è in se stesso segno e che è costellato di segni da vivere/compiere non in maniera automatica, ma nel dialogo con Dio, per far sì che i moltissimi segni compiuti sul nostro corpo nel giorno del Battesimo si facciano sempre più carne in noi, facciano sempre più diventare la nostra vita un segno che rimanda a Dio, un segno particolare e proprio che aiuta tutto e tutti ad essere gli uni gli altri segno per camminare sempre più insieme verso l’incontro con Dio. Questo è l’augurio che faccio a me e che faccio a te. Buon cammino

Accelerazioni

15 Febbraio 2011 2 commenti

E’ un po’ che ci rifletto, ma solo ultimamente l’ho sistematizzato grazie a prediche, incontri e avvenimenti vari. I problemi che incontriamo nella nostra vita sono delle splendide opportunità per intensificare il nostro cammino o delle tremende rallentate … dipende tutto da come le si affronta. Se li si affronta come dei fastidi e punto si rallenta, se li si affronta come qualcosa che ci aiuta ad uscire da noi stessi per essere sempre più in dialogo serrato con il reale allora si intensifica: ma come viverli in questo secondo modo? Facendo delle piccole accelerazioni d’amore a Dio e al prossimo (magari proprio quello problematico), perchè quando il cammino si fa duro il cuore rischia di rinchiudersi e solo con un surplus d’amore non solo non si chiude, ma si dilata e irrora il problema d’amore, trasformandolo in sorgente, perchè come dice Pino Daniele “E’ l’amore che fa della terra in cielo” e come dice Elisa solo così si “Crea il Paradiso al posto dell’Inferno”. Certo se non si vive alla presenza di Dio, il cuore difficilmente riesce a fare ripetutamente questo movimento, queste accelerazioni, questi scatti, quali ha saputo fare Gesù che ha affrontato ogni problema accelerando e tutte le cose più belle che ci ha lasciato sono frutto di questi scatti, come l’Eucarestia, quando nell’ultima cena, di fronte ad uno dei suoi che ha organizzato un complotto per consegnarlo ad un tribunale iniquo si consegna lui stesso a loro in un pezzo di pane e un po’ di vino. Che tu possa affrontare ogni problema con accelerazioni d’amore caro internauta e camminare così “sempre più nel sole” come cantava il buon Grignani.

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